Il teorema degli zeri: enunciato e dimostrazione per bisezione
Una funzione continua che cambia segno su un intervallo chiuso si annulla: dimostrazione per bisezione, esempio numerico, applicazioni e cosa il teorema non dice.
Il teorema degli zeri (o teorema di Bolzano) è uno di quei risultati che sembrano ovvi a colpo d’occhio: se una funzione continua parte sotto l’asse delle x e arriva sopra, da qualche parte deve attraversarlo. Eppure dimostrarlo per bene richiede di usare una proprietà dei numeri reali che di solito si dà per scontata, la completezza. Ed è proprio questo il motivo per cui vale la pena studiarne la dimostrazione.
L’enunciato
Sia
una funzione continua sull’intervallo chiuso e limitato
e supponiamo che
e
abbiano segno opposto, cioè
. Allora esiste almeno un punto
tale che
![]()
Le ipotesi servono tutte. Se l’intervallo non è chiuso, oppure se la funzione ha anche un solo salto, lo zero può mancare: la funzione che vale
per
e
per
cambia segno su
ma non si annulla mai.
Attenzione a non girare in tondo
Capita spesso di vedere questo teorema “dimostrato” citando il teorema dei valori intermedi. Il ragionamento in sé non è sbagliato, ma nei corsi di Analisi 1 l’ordine è di solito l’opposto: prima si dimostra il teorema degli zeri, poi da questo si ricava quello dei valori intermedi applicandolo alla funzione
. Usare il secondo per dimostrare il primo, quindi, significa dare per buono proprio ciò che si deve provare. La dimostrazione classica, che vediamo qui, è quella per bisezione.
La dimostrazione per bisezione
Senza perdere generalità supponiamo
(nel caso opposto basta lavorare con
). Poniamo
,
e costruiamo una successione di intervalli sempre più piccoli.
- Prendiamo il punto medio
. - Se
abbiamo trovato lo zero e ci fermiamo. - Se
poniamo
,
; se invece
poniamo
,
.
Se il procedimento non si ferma mai, otteniamo intervalli
con tre proprietà:
(gli estremi sinistri non diminuiscono) e
(quelli destri non aumentano);- la lunghezza si dimezza a ogni passo:
; - a ogni passo vale ancora
, perché abbiamo scelto la metà in cui il segno cambia.
La successione
è crescente e limitata superiormente da
; qui entra in gioco la completezza dei reali, che garantisce che una successione monotona e limitata ha limite. Chiamiamo
il limite di
. Poiché
, anche
tende a
, e chiaramente
.
Ora usiamo la continuità di
in
:
![]()
La prima disuguaglianza viene dal fatto che tutti gli
sono negativi e il limite di numeri negativi è minore o uguale a zero (la permanenza del segno vale solo in senso debole); la seconda, allo stesso modo, dagli
positivi. L’unico numero che è insieme
e
è lo zero, quindi
. Infine
non può essere né
né
, perché lì
non si annulla: dunque
. ∎
Un esempio con i numeri
Prendiamo
su
:
,
. Il teorema garantisce uno zero, che sappiamo essere
. Ecco i primi passi della bisezione:
| n | an | bn | mn | f(mn) |
|---|---|---|---|---|
| 0 | 1 | 2 | 1,5 | +1,375 |
| 1 | 1 | 1,5 | 1,25 | −0,047 |
| 2 | 1,25 | 1,5 | 1,375 | +0,600 |
| 3 | 1,25 | 1,375 | 1,3125 | +0,261 |
| 4 | 1,25 | 1,3125 | 1,28125 | +0,103 |
Dopo
passi l’errore è al massimo
: per avere tre decimali esatti bastano una decina di iterazioni. È esattamente il metodo di bisezione che si studia in Calcolo Numerico: la dimostrazione del teorema è anche un algoritmo, lento ma impossibile da far fallire.
Dove si usa
- Esistenza di soluzioni. L’equazione
ha una soluzione in
: basta applicare il teorema a
, che vale
in 0 e
in 1. - Polinomi di grado dispari. Ogni polinomio di grado dispari ha almeno una radice reale, perché per
assume valori di segno opposto. - Teorema dei valori intermedi. Se
è continua su
, assume ogni valore compreso tra
e
: si applica il teorema degli zeri a
. - Elettronica. Quando si cerca il punto di lavoro di un circuito non lineare (per esempio un diodo in serie a un resistore) si scrive un’equazione del tipo
: sapere che la soluzione esiste in un certo intervallo è il primo passo prima di cercarla con un metodo numerico.
Cosa il teorema non dice
Garantisce almeno uno zero, non uno solo:
su
cambia segno agli estremi e ha quattro zeri. Per l’unicità serve un’informazione in più, per esempio che
sia strettamente monotona. E il viceversa è falso: una funzione può annullarsi senza cambiare segno, come
in 0, e lì il teorema non è di nessun aiuto.



