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Analisi Matematica 1

Il teorema degli zeri: enunciato e dimostrazione per bisezione

Una funzione continua che cambia segno su un intervallo chiuso si annulla: dimostrazione per bisezione, esempio numerico, applicazioni e cosa il teorema non dice.

Il teorema degli zeri (o teorema di Bolzano) è uno di quei risultati che sembrano ovvi a colpo d’occhio: se una funzione continua parte sotto l’asse delle x e arriva sopra, da qualche parte deve attraversarlo. Eppure dimostrarlo per bene richiede di usare una proprietà dei numeri reali che di solito si dà per scontata, la completezza. Ed è proprio questo il motivo per cui vale la pena studiarne la dimostrazione.

L’enunciato

Sia f una funzione continua sull’intervallo chiuso e limitato [a, b] e supponiamo che f(a) e f(b) abbiano segno opposto, cioè f(a)\cdot f(b) < 0. Allora esiste almeno un punto c \in (a, b) tale che

    \[ f(c) = 0. \]

Le ipotesi servono tutte. Se l’intervallo non è chiuso, oppure se la funzione ha anche un solo salto, lo zero può mancare: la funzione che vale -1 per x < 0 e +1 per x \ge 0 cambia segno su [-1, 1] ma non si annulla mai.

Attenzione a non girare in tondo

Capita spesso di vedere questo teorema “dimostrato” citando il teorema dei valori intermedi. Il ragionamento in sé non è sbagliato, ma nei corsi di Analisi 1 l’ordine è di solito l’opposto: prima si dimostra il teorema degli zeri, poi da questo si ricava quello dei valori intermedi applicandolo alla funzione f(x) - y_0. Usare il secondo per dimostrare il primo, quindi, significa dare per buono proprio ciò che si deve provare. La dimostrazione classica, che vediamo qui, è quella per bisezione.

La dimostrazione per bisezione

Senza perdere generalità supponiamo f(a) < 0 < f(b) (nel caso opposto basta lavorare con -f). Poniamo a_0 = a, b_0 = b e costruiamo una successione di intervalli sempre più piccoli.

  1. Prendiamo il punto medio m_n = \frac{a_n + b_n}{2}.
  2. Se f(m_n) = 0 abbiamo trovato lo zero e ci fermiamo.
  3. Se f(m_n) < 0 poniamo a_{n+1} = m_n, b_{n+1} = b_n; se invece f(m_n) > 0 poniamo a_{n+1} = a_n, b_{n+1} = m_n.

Se il procedimento non si ferma mai, otteniamo intervalli [a_n, b_n] con tre proprietà:

  • a_0 \le a_1 \le a_2 \le \dots (gli estremi sinistri non diminuiscono) e b_0 \ge b_1 \ge b_2 \ge \dots (quelli destri non aumentano);
  • la lunghezza si dimezza a ogni passo: b_n - a_n = \dfrac{b - a}{2^n};
  • a ogni passo vale ancora f(a_n) < 0 < f(b_n), perché abbiamo scelto la metà in cui il segno cambia.

La successione a_n è crescente e limitata superiormente da b; qui entra in gioco la completezza dei reali, che garantisce che una successione monotona e limitata ha limite. Chiamiamo c il limite di a_n. Poiché b_n - a_n \to 0, anche b_n tende a c, e chiaramente c \in [a, b].

Ora usiamo la continuità di f in c:

    \[ f(c) = \lim_{n\to\infty} f(a_n) \le 0, \qquad f(c) = \lim_{n\to\infty} f(b_n) \ge 0. \]

La prima disuguaglianza viene dal fatto che tutti gli f(a_n) sono negativi e il limite di numeri negativi è minore o uguale a zero (la permanenza del segno vale solo in senso debole); la seconda, allo stesso modo, dagli f(b_n) positivi. L’unico numero che è insieme \le 0 e \ge 0 è lo zero, quindi f(c) = 0. Infine c non può essere né a né b, perché lì f non si annulla: dunque c \in (a, b). ∎

Un esempio con i numeri

Prendiamo f(x) = x^3 - 2 su [1, 2]: f(1) = -1, f(2) = 6. Il teorema garantisce uno zero, che sappiamo essere \sqrt[3]{2} \approx 1{,}2599. Ecco i primi passi della bisezione:

nanbnmnf(mn)
0121,5+1,375
111,51,25−0,047
21,251,51,375+0,600
31,251,3751,3125+0,261
41,251,31251,28125+0,103

Dopo n passi l’errore è al massimo (b-a)/2^n: per avere tre decimali esatti bastano una decina di iterazioni. È esattamente il metodo di bisezione che si studia in Calcolo Numerico: la dimostrazione del teorema è anche un algoritmo, lento ma impossibile da far fallire.

Dove si usa

  • Esistenza di soluzioni. L’equazione \cos x = x ha una soluzione in [0, 1]: basta applicare il teorema a g(x) = \cos x - x, che vale 1 in 0 e \cos 1 - 1 < 0 in 1.
  • Polinomi di grado dispari. Ogni polinomio di grado dispari ha almeno una radice reale, perché per x \to \pm\infty assume valori di segno opposto.
  • Teorema dei valori intermedi. Se f è continua su [a, b], assume ogni valore compreso tra f(a) e f(b): si applica il teorema degli zeri a f(x) - y_0.
  • Elettronica. Quando si cerca il punto di lavoro di un circuito non lineare (per esempio un diodo in serie a un resistore) si scrive un’equazione del tipo g(V) = 0: sapere che la soluzione esiste in un certo intervallo è il primo passo prima di cercarla con un metodo numerico.

Cosa il teorema non dice

Garantisce almeno uno zero, non uno solo: \sin x su [-1, 10] cambia segno agli estremi e ha quattro zeri. Per l’unicità serve un’informazione in più, per esempio che f sia strettamente monotona. E il viceversa è falso: una funzione può annullarsi senza cambiare segno, come x^2 in 0, e lì il teorema non è di nessun aiuto.

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