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Progettazione di Sistemi di Automazione

Architettura di un sistema di automazione e disponibilità

Piramide dell'automazione ISA-95, ciclo di vita a V e tracciabilità dei requisiti, disponibilità con MTBF e MTTR, componenti in serie e in parallelo dimostrati con esempio.

Progettare un sistema automatico (una linea di imbottigliamento, un impianto di trattamento acque, un magazzino robotizzato) significa molto più che scrivere un programma per un PLC: bisogna scegliere sensori e attuatori, reti, controllori, sistemi di supervisione, garantire la sicurezza delle persone, e consegnare un impianto che funzioni per vent’anni. In questa lezione vediamo l’architettura a livelli di un sistema di automazione, il ciclo di vita del progetto, e la disponibilità del sistema con le formule per componenti in serie e in parallelo dimostrate e un esempio.

La piramide dell’automazione

I sistemi industriali si organizzano a livelli, secondo il modello della norma ISA-95 (IEC 62264):

Piramide dell'automazione
Dal basso: livello 0, i dispositivi di campo (ingressi e uscite, sensori e attuatori); livello 1, i controllori (PLC); livello 2, la supervisione (SCADA); livello 3, la gestione della produzione (MES); livello 4, la pianificazione aziendale (ERP). Salendo, i tempi caratteristici passano dai millisecondi ai giorni.
  • livello 0, il campo: sensori (temperature, pressioni, posizioni) e attuatori (motori, valvole, cilindri), con tempi dell’ordine dei millisecondi;
  • livello 1, il controllo: PLC, regolatori, azionamenti, che eseguono le logiche e le regolazioni (lezione sui PLC di Controllo dei processi);
  • livello 2, la supervisione: lo SCADA (supervisory control and data acquisition) con le stazioni operatore, gli allarmi e lo storico dei dati;
  • livello 3, la gestione della produzione: il MES (manufacturing execution system) segue gli ordini, la tracciabilità dei lotti, la qualità e l’efficienza (lezione sulla messa in servizio);
  • livello 4, l’azienda: l’ERP gestisce ordini, magazzino, acquisti e contabilità (lezioni di Gestione aziendale).

Salendo, i dati sono più aggregati e i tempi più lunghi; scendendo, crescono i requisiti di determinismo e di affidabilità. Oggi i livelli si stanno avvicinando (Industria 4.0): i dati di campo arrivano direttamente a sistemi di analisi e al cloud attraverso protocolli come OPC UA (lezione sulle reti industriali), e la sicurezza informatica diventa parte del progetto.

Il ciclo di vita del progetto

Un progetto di automazione segue di solito il modello a V:

  1. specifica dei requisiti: che cosa deve fare l’impianto, con quali prestazioni, in quali condizioni ambientali, con quali norme;
  2. analisi dei rischi: quali pericoli esistono per le persone e per l’impianto, e quali funzioni di sicurezza servono (lezione sulla sicurezza funzionale);
  3. specifica funzionale: le sequenze, le regolazioni, gli allarmi, le interfacce con l’operatore;
  4. progetto dell’hardware (quadri elettrici, scelta di sensori, attuatori, controllori e reti) e del software;
  5. realizzazione;
  6. sul ramo che risale, le verifiche che corrispondono a ciascun passo: prova dei moduli, prova di integrazione, collaudo in fabbrica (FAT) e collaudo in campo (SAT), validazione rispetto ai requisiti.

Ogni requisito deve essere verificabile, e ogni prova deve risalire a un requisito: la tracciabilità dei requisiti è spesso richiesta dal cliente e, per le funzioni di sicurezza, dalle norme.

La disponibilità

Per un impianto di produzione la grandezza più importante è spesso la disponibilità: la frazione di tempo in cui funziona. Se un componente si guasta in media dopo un tempo MTBF (mean time between failures) e la riparazione richiede in media MTTR (mean time to repair), la disponibilità è

    \[ A = \frac{MTBF}{MTBF + MTTR} \]

perché in ogni ciclo di guasto e riparazione il componente funziona per MTBF su un totale di MTBF + MTTR. Esempio. MTBF = 50 000 h e MTTR = 4 h danno A \approx 0{,}99992. Ridurre il tempo di riparazione (ricambi in magazzino, diagnostica chiara) aumenta la disponibilità quanto aumentare l’affidabilità.

Teorema. Con guasti indipendenti, un sistema di n componenti in serie (funziona solo se funzionano tutti) ha disponibilità A = \prod_iA_i; un sistema di componenti in parallelo (funziona se ne funziona almeno uno) ha disponibilità A = 1 - \prod_i(1 - A_i).

Dimostrazione. A_i è la probabilità che il componente i funzioni in un istante scelto a caso. In serie il sistema funziona se funzionano tutti, e per l’indipendenza la probabilità è il prodotto. In parallelo il sistema è fermo solo se sono fermi tutti, con probabilità \prod_i(1 - A_i), e la disponibilità è il complemento (lezione sulla probabilità di Teoria dei segnali). ∎

Esempio. Una cella con PLC (A = 0{,}999), rete (0{,}9995) e stazione di ingressi e uscite (0{,}999) in serie ha A \approx 0{,}9975: circa 22 ore di fermo all’anno. Raddoppiando il PLC con un secondo in riserva calda, il PLC equivalente ha 1 - 0{,}001^2 = 0{,}999999, ma il sistema arriva solo a 0{,}9985, circa 13 ore: ora pesano la rete e gli ingressi e uscite. La ridondanza va messa sugli anelli deboli, e la catena è forte quanto il suo anello più debole. Le formule valgono se i guasti sono davvero indipendenti: due PLC alimentati dallo stesso alimentatore non lo sono.

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