Convertitori DC-DC: bilanci volt-secondo, buck-boost e ondulazioni
Bilancio volt-secondo e di carica dimostrati, rapporto del buck-boost, ondulazione di corrente e di tensione dimostrata con esempio, conduzione discontinua, rettificazione sincrona, limiti reali.
Il corso di Elettronica applicata ha mostrato il convertitore buck e il boost. Qui vediamo il metodo che permette di analizzare qualsiasi convertitore a commutazione in poche righe: i bilanci volt-secondo e di carica in regime stazionario, con la dimostrazione. Lo applichiamo al convertitore buck-boost, calcoliamo l’ondulazione di corrente e di tensione con la dimostrazione, il confine tra conduzione continua e discontinua, e vediamo la rettificazione sincrona e i limiti reali del rapporto di conversione.
I due principi del regime stazionario
In regime stazionario ogni grandezza del convertitore si ripete identica a ogni periodo di commutazione
.
Teorema. In regime stazionario periodico:
- bilancio volt-secondo: il valor medio della tensione su ogni induttore è nullo,
; - bilancio di carica: il valor medio della corrente in ogni condensatore è nullo,
.
Dimostrazione. Per l’induttore
. Integrando su un periodo:
. In regime periodico
, quindi l’integrale, e con esso il valor medio, è nullo. Per il condensatore, con
, lo stesso ragionamento sulla tensione. ∎
Se il valor medio della tensione sull’induttore non fosse nullo, la corrente crescerebbe o diminuirebbe di un po’ a ogni periodo: non sarebbe ancora un regime. Questi due principi bastano a ricavare il rapporto di conversione di qualunque convertitore.
Il convertitore buck-boost

Con l’interruttore chiuso per una frazione
del periodo (il ciclo di lavoro), l’induttore è collegato all’ingresso:
. Con l’interruttore aperto la corrente dell’induttore passa per il diodo verso l’uscita:
, dove
è negativa.
Teorema. In conduzione continua il rapporto di conversione del buck-boost è
![]()
Dimostrazione. Per il bilancio volt-secondo
, da cui la formula. ∎
Il modulo dell’uscita può essere minore dell’ingresso (
) o maggiore (
), con polarità invertita. Con lo stesso metodo si ritrovano in una riga il buck (
, quindi
) e il boost (
).
Le ondulazioni
Corrente. Durante l’accensione la corrente nell’induttore cresce con pendenza
per un tempo
: l’ondulazione picco-picco è
![]()
Raddoppiare la frequenza dimezza l’induttanza necessaria a parità di ondulazione: ecco il vantaggio delle alte frequenze, pagato con le perdite di commutazione (lezione sui dispositivi).
Tensione. Nel buck la corrente dell’induttore va al condensatore e al carico; il condensatore assorbe solo la parte variabile, un’onda triangolare di ampiezza picco-picco
.
Teorema. L’ondulazione picco-picco della tensione d’uscita del buck è
![]()
Dimostrazione. La corrente nel condensatore è positiva per metà periodo, durante il quale la sua forma è un triangolo di base
e altezza
. La carica accumulata è l’area del triangolo,
, e l’ondulazione di tensione è
. ∎
Esempio. Un buck da 12 a 3,3 V a 500 kHz con
µH:
e, poiché nel buck durante l’accensione l’induttore vede
,
A. Con
µF,
mV. Nella pratica conta anche la resistenza serie del condensatore, che aggiunge
: per questo si usano condensatori ceramici.
Conduzione continua e discontinua
Se il carico assorbe poca corrente, il minimo dell’onda triangolare scende a zero, e il diodo impedisce alla corrente di diventare negativa: per una parte del periodo l’induttore resta scarico. È la conduzione discontinua (DCM), in cui i rapporti di conversione ricavati sopra non valgono più e l’uscita dipende anche dal carico. Il confine è dove il minimo della corrente tocca lo zero, cioè dove la corrente media nell’induttore vale
. Per il buck, con corrente media uguale a quella del carico
, il confine dà un’induttanza critica
. I convertitori a basso carico (in standby) lavorano spesso apposta in DCM o a impulsi, per ridurre le perdite.
Rettificazione sincrona e limiti reali
Il diodo di libera circolazione ha una caduta di 0,4-0,8 V: con un’uscita di 1 V, come quella che alimenta un processore, perderebbe quasi metà della potenza. Lo si sostituisce con un secondo MOSFET comandato in opposizione al primo: la rettificazione sincrona, con perdite
molto minori. Il prezzo è un pilotaggio più complesso con il tempo morto.
Le resistenze dell’induttore e degli interruttori limitano il rapporto di conversione reale: nel boost la formula ideale
diverge per
, ma nella realtà l’uscita raggiunge un massimo e poi crolla, perché la corrente d’ingresso diventa enorme e le cadute resistive prevalgono. Per questo i rapporti molto elevati si ottengono con i convertitori isolati con trasformatore (lezione dedicata).





