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Elettronica di Potenza

Controllo dei convertitori: modello medio, anello di tensione e di corrente

Modello medio, funzione di trasferimento del buck dimostrata, controllo in tensione e compensatore di tipo III, controllo in corrente di picco, zero a parte reale positiva del boost, controllo numerico.

Un convertitore deve mantenere l’uscita costante mentre cambiano la tensione d’ingresso e il carico: un processore può passare da pochi milliampere a decine di ampere in un microsecondo. Serve un anello di retroazione, e per progettarlo serve un modello del convertitore, che però è un circuito che commuta: non lineare e variabile nel tempo. Il trucco è guardarne la media su un periodo di commutazione. In questa lezione vediamo il modello medio, la funzione di trasferimento del buck con la dimostrazione, il controllo in tensione e in corrente, lo zero a parte reale positiva del boost e le regole di progetto dell’anello.

Il modello medio

Se la frequenza di commutazione è molto più alta delle dinamiche dell’induttore e del condensatore, l’ondulazione è piccola e conta il valor medio delle grandezze su ogni periodo. In un buck il nodo tra interruttore e diodo vale V_{in} per una frazione d del periodo e zero per il resto: il suo valor medio è d\,V_{in}. Il buck “medio” è quindi un generatore di tensione d\,V_{in} seguito dal filtro LC e dal carico: un circuito lineare, in cui il ciclo di lavoro d è un ingresso continuo come una tensione.

La funzione di trasferimento del buck

Teorema. Per il buck in conduzione continua, con induttanza L, capacità C e carico resistivo R, la funzione di trasferimento dalle piccole variazioni del ciclo di lavoro a quelle dell’uscita è

    \[ G_{vd}(s) = \frac{\hat{v}_o(s)}{\hat{d}(s)} = \frac{V_{in}}{1 + s\,L/R + s^2LC} \]

Dimostrazione. Nel modello medio la tensione all’ingresso del filtro è d\,V_{in}. Il filtro è un induttore in serie seguito dal parallelo di C e R, con impedenza Z = R/(1 + sRC); il partitore dà

    \[ \frac{v_o}{d\,V_{in}} = \frac{Z}{sL + Z} = \frac{R}{sL(1 + sRC) + R} = \frac{1}{1 + sL/R + s^2LC} \]

Con V_{in} costante, una piccola variazione \hat{d} del ciclo di lavoro produce all’ingresso del filtro la variazione V_{in}\hat{d}, e il filtro la trasmette all’uscita con la stessa funzione. ∎

È un sistema del secondo ordine con due poli complessi alla frequenza f_0 = 1/(2\pi\sqrt{LC}) e fattore di merito Q = R\sqrt{C/L}: a carico leggero (R grande) la risonanza è molto pronunciata, e la fase scende di 180° in poco più di un’ottava. Esempio. Con L = 10 µH e C = 100 µF, f_0 = 1/(2\pi\sqrt{10^{-9}}) \approx 5 kHz.

L’anello di controllo in tensione

Anello di controllo di un convertitore a commutazione
Il compensatore G c confronta l’uscita misurata con il riferimento e produce la tensione di controllo; il modulatore PWM, con guadagno 1 su V M, la trasforma in ciclo di lavoro d; lo stadio di potenza G vd produce l’uscita, che il partitore H riporta al confronto.

Il ciclo di lavoro è prodotto da un modulatore PWM che confronta la tensione di controllo con una rampa di ampiezza V_M: d = v_c/V_M. Il guadagno d’anello è T = G_c\,G_{vd}\,H/V_M. Il progetto segue le regole della lezione sui margini di Controlli automatici:

  • la frequenza di attraversamento si sceglie tra un decimo e un quinto della frequenza di commutazione, perché il modello medio vale solo a frequenze molto più basse della commutazione: con 500 kHz, attorno a 50 kHz;
  • il margine di fase deve essere di 45-60°;
  • un integratore nel compensatore annulla l’errore a regime (lezione sugli errori a regime).

Poiché i poli del filtro LC tolgono 180° di fase prima dell’attraversamento, il compensatore deve restituirne molta: si usa il compensatore di tipo III, con due zeri vicino a f_0 e due poli alle alte frequenze, realizzato con un operazionale e qualche resistenza e condensatore (lezione sulle reti correttrici).

Il controllo in corrente

Un’alternativa molto diffusa è il controllo in corrente di picco: un anello interno spegne l’interruttore quando la corrente nell’induttore raggiunge il valore chiesto dall’anello esterno di tensione. L’induttore diventa, per l’anello esterno, una specie di generatore di corrente controllato, e il sistema si comporta circa come un primo ordine (il condensatore con il carico): un solo polo, più facile da compensare. Il controllo in corrente limita anche naturalmente la corrente massima, proteggendo il convertitore dai cortocircuiti, e ripartisce bene la corrente tra più fasi in parallelo. Con cicli di lavoro superiori a 0,5 diventa instabile a metà frequenza di commutazione (oscillazioni subarmoniche), e si corregge aggiungendo una rampa di compensazione.

Lo zero del boost

Nel boost e nel buck-boost compare un fenomeno controintuitivo: se si aumenta il ciclo di lavoro per alzare l’uscita, nel primo istante l’uscita scende, perché l’interruttore resta chiuso più a lungo e l’induttore cede energia all’uscita per meno tempo; solo dopo, quando la corrente dell’induttore è cresciuta, l’uscita sale. Matematicamente è uno zero a parte reale positiva, a \omega_z = R(1 - D)^2/L, che aggiunge ritardo di fase come un ritardo puro (lezione sui processi con ritardo di Controllo dei processi) e limita la banda ottenibile: l’attraversamento va tenuto a una frazione della frequenza dello zero, che scende a carico pesante e ad alto ciclo di lavoro.

Il controllo numerico

Sempre più convertitori sono controllati da un microcontrollore o da un DSP dedicato, che campiona tensioni e correnti e calcola il ciclo di lavoro a ogni periodo (lezione sul controllo digitale di Controllo dei processi). Il controllo numerico permette di cambiare i parametri secondo le condizioni, di comunicare con il sistema, di gestire avvii e protezioni in modo flessibile. Il ritardo di calcolo e la risoluzione del PWM, qualche nanosecondo, sono i suoi limiti principali.

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