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Microelettronica

Interconnessioni: ritardo dei fili, ripetitori, diafonia ed elettromigrazione

Resistenza e capacità dei fili, ritardo quadratico nella lunghezza dimostrato, ripetitori che lo rendono lineare dimostrato, diafonia ed effetto Miller, caduta sull'alimentazione, elettromigrazione.

Nei primi circuiti integrati i collegamenti erano “gratis”: il ritardo stava tutto nei transistor. Rimpicciolendo, i transistor sono diventati più veloci mentre i fili sono diventati più sottili e resistivi, e oggi in un chip grande il ritardo, il consumo e gran parte dei problemi di progetto stanno nelle interconnessioni. In questa lezione vediamo resistenza e capacità dei fili, la dimostrazione che il ritardo di un filo cresce con il quadrato della lunghezza, i ripetitori con la dimostrazione che rendono il ritardo lineare, la diafonia, le cadute sull’alimentazione e l’elettromigrazione.

Resistenza e capacità di un filo

Un filo di rame di lunghezza L, larghezza W e spessore t ha resistenza

    \[ R = \rho\frac{L}{Wt} \]

Nei livelli più bassi i fili hanno sezioni di qualche decina di nanometri di lato, e la resistività effettiva del rame cresce oltre il valore massivo perché gli elettroni urtano le superfici e i bordi dei grani; inoltre una parte della sezione è occupata dalla barriera che impedisce al rame di diffondere. Un filo minimo può avere centinaia di ohm per micrometro. La capacità verso i fili vicini e gli strati sopra e sotto è circa 0,1-0,2 fF per micrometro, quasi indipendente dalle dimensioni perché larghezza e distanze scalano insieme.

Il ritardo di un filo lungo

Un filo è una rete RC distribuita: ogni tratto ha la sua resistenza e la sua capacità.

Teorema. Il ritardo di un filo non pilotato da ripetitori cresce con il quadrato della sua lunghezza.

Dimostrazione. Con resistenza r e capacità c per unità di lunghezza, si divide il filo in N tratti, ciascuno con resistenza rL/N e capacità cL/N. Per il ritardo di Elmore (lezione sui ritardi), la capacità del tratto k è caricata attraverso k resistenze: t_D = \sum_{k=1}^{N}\frac{cL}{N}\cdot\frac{k\,rL}{N} = rcL^2\frac{N(N+1)}{2N^2}, che per N grande tende a \frac{1}{2}rcL^2. In ogni caso il ritardo è proporzionale a L^2, perché raddoppiando la lunghezza raddoppiano sia la resistenza sia la capacità. ∎

Il valore più preciso del ritardo al 50 % di una linea distribuita è 0{,}38\,rcL^2. Un filo di 1 mm con 100 Ω/µm e 0,2 fF/µm ha rcL^2 = 20 ns: inaccettabile in un processore che lavora con cicli di 250 ps.

I ripetitori

La soluzione è spezzare il filo in k tratti, ciascuno pilotato da un ripetitore (un invertitore o un buffer).

Teorema. Con un numero ottimo di ripetitori il ritardo di un filo diventa proporzionale alla sua lunghezza.

Dimostrazione. Ogni tratto ha lunghezza L/k e ritardo t_b + a\,rc(L/k)^2, dove t_b è il ritardo del ripetitore e a una costante. Il totale è D(k) = k\,t_b + a\,rcL^2/k. Derivando rispetto a k e uguagliando a zero: t_b = a\,rcL^2/k^2, cioè k_{opt} = L\sqrt{a\,rc/t_b}. Sostituendo, i due termini sono uguali e D_{min} = 2L\sqrt{a\,rc\,t_b}: proporzionale a L. ∎

Ritardo di un collegamento in funzione della lunghezza
Senza ripetitori il ritardo cresce con il quadrato della lunghezza (rosso); con il numero ottimo di ripetitori cresce linearmente (verde). Oltre una certa lunghezza i ripetitori sono indispensabili.

I processori moderni contengono milioni di ripetitori, che consumano area e potenza. I collegamenti lunghi si fanno nei livelli metallici alti, più spessi e larghi, con resistenza molto minore; e le architetture si organizzano in modo che i segnali globali siano pochi, con i dati elaborati localmente (lezione sulle cache di Architettura dei calcolatori).

La diafonia

Due fili paralleli vicini formano un condensatore: quando uno commuta, inietta una perturbazione nell’altro attraverso la capacità di accoppiamento, che nei livelli bassi è la parte maggiore della capacità totale. Ne nascono due effetti:

  • disturbi su un filo fermo, che possono superare la soglia di una porta e causare un errore;
  • variazioni di ritardo: se il vicino commuta nel verso opposto, la capacità di accoppiamento vede una variazione di tensione doppia ed è come se raddoppiasse (effetto Miller); se commuta nello stesso verso, è come se sparisse. Il ritardo di un filo dipende quindi da cosa fanno i vicini, e l’analisi temporale (lezione sul flusso di progetto) deve tenerne conto.

Si combatte distanziando i fili critici, schermandoli con fili di massa, e alternando le direzioni dei fili tra un livello e l’altro.

Alimentazione ed elettromigrazione

Anche la rete di alimentazione è fatta di fili resistivi: decine di ampere che attraversano la rete producono cadute di tensione (IR drop), e le correnti che cambiano rapidamente producono cadute induttive (L\,di/dt) nel contenitore. Se l’alimentazione scende localmente del 10 %, i transistor rallentano e i tempi non tornano più. Si usano griglie fitte di alimentazione, migliaia di contatti con il contenitore e condensatori di disaccoppiamento sul chip.

L’elettromigrazione è lo spostamento degli atomi di metallo trascinati dal flusso degli elettroni ad alta densità di corrente: con gli anni si formano vuoti che interrompono il filo e accumuli che lo cortocircuitano con il vicino. La vita media segue la legge di Black, inversamente proporzionale a una potenza della densità di corrente e esponenzialmente decrescente con la temperatura. Le regole di progetto fissano la densità di corrente massima in ogni filo.

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