Specchi di corrente, approfondimento: effetto Early, Wilson, cascode e Widlar dimostrati
Errore dovuto all'effetto Early e alle correnti di base, transistor di aiuto, specchio di Wilson e cascode con le resistenze d'uscita dimostrate, cascode a larga escursione, specchio di Widlar risolto per iterazione, specchi MOS con lambda.
Questa pagina approfondisce la lezione sugli specchi di corrente: ricava con tutti i passaggi le formule che nella lezione sono solo enunciate, cioè l’errore dello specchio con transistor di aiuto e di quello di Wilson, la resistenza d’uscita dello specchio di Wilson e del cascode con il modello per piccoli segnali, l’effetto Early sul rapporto di copia, e mostra come si risolve l’equazione dello specchio di Widlar, che non ha una soluzione in forma chiusa. Le grandezze sono quelle della lezione:
guadagno di corrente,
mV a 300 K,
tensione di Early,
,
.
Lo specchio semplice con l’effetto Early
Nella lezione si è calcolato l’errore dovuto alle correnti di base, supponendo le due correnti di collettore uguali. Con l’effetto Early non lo sono: a parità di
, la corrente di collettore cresce con
:
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Il transistor di riferimento, collegato a diodo, ha
; quello d’uscita ha la
imposta dal carico. Le basi sono collegate, quindi il fattore esponenziale è lo stesso e si semplifica nel rapporto:
![]()

Mettendo insieme le correnti di base: al nodo di riferimento
. Con
, dove
è il rapporto appena trovato,
![]()
Per
si ritrova la formula della lezione. Esempio.
V,
V,
V,
:
, e
. I due errori hanno segno opposto e qui l’effetto Early prevale: la corrente d’uscita è il 2,2 % più alta del riferimento.
Lo specchio con transistor di aiuto
Un terzo transistor Q3, a inseguitore di emettitore, ha la base sul collettore di Q1 e l’emettitore sulle basi di Q1 e Q2: fornisce lui le due correnti di base.

Teorema. Con transistor uguali,
, cioè un errore relativo di circa
.
Dimostrazione. Q1 e Q2 hanno la stessa
, quindi
e correnti di base
ciascuno. Queste due correnti,
, escono dall’emettitore di Q3; la sua corrente di base è
, perché la corrente di emettitore è
volte quella di base. Al nodo del collettore di Q1, il riferimento si divide tra il collettore di Q1 e la base di Q3:
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da cui la formula. ∎
Con
l’errore scende dal 2 % allo 0,02 %. Il prezzo è che il ramo di riferimento ha ora due
in serie, circa 1,4 V, che riducono la dinamica con alimentazioni basse.
Lo specchio di Wilson
Nello specchio di Wilson la corrente di riferimento entra nel collettore di Q1, che pilota la base di Q3, il transistor d’uscita; l’emettitore di Q3 va al collettore di Q2, collegato a diodo, la cui base è unita a quella di Q1. Q1 e Q2 formano quindi uno specchio semplice che “copia” la corrente di emettitore di Q3 nel ramo di riferimento.

Teorema. Con transistor uguali,
, cioè un errore relativo di circa
.
Dimostrazione. Sia
la corrente di collettore di Q1 e Q2, uguali perché hanno la stessa
(trascuriamo l’effetto Early). Il nodo del collettore di Q2 riceve la corrente di emettitore di Q3 e la distribuisce tra il collettore di Q2 e le due basi:
. La corrente d’uscita è quella di collettore di Q3:
. Al nodo d’ingresso il riferimento si divide tra il collettore di Q1 e la base di Q3:
. Ricavando
e sostituendo:
![Rendered by QuickLaTeX.com \[ I_{REF} = I_{OUT}\left(\frac{\beta + 1}{\beta + 2} + \frac{1}{\beta}\right) = I_{OUT}\,\frac{\beta^2 + 2\beta + 2}{\beta(\beta + 2)} \]](https://www.electronics-engineering.com/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-3d1899f04b99fdf3e18bc0654bbf8dab_l3.png)
Quindi
. ∎
La resistenza d’uscita. Se la tensione sul collettore di Q3 aumenta, la corrente d’uscita tende a crescere per l’effetto Early. Ma quella corrente, attraverso Q2 e lo specchio Q2-Q1, aumenta la corrente di collettore di Q1, che sottrae corrente alla base di Q3 e la riporta indietro: è una retroazione negativa di corrente. L’analisi per piccoli segnali (modello con
,
,
, lezione sugli amplificatori a transistor) dà
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Il fattore 2 nasce perché metà della variazione della corrente di collettore di Q3 viene restituita come corrente di base attraverso lo specchio, mentre l’altra metà passa nella resistenza
di Q3: la retroazione moltiplica la resistenza per circa
invece che per
.
La resistenza d’uscita del cascode
Il cascode MOS è fatto da due transistor in serie: M1 in basso, con il gate a tensione fissa, si comporta come un generatore di corrente con resistenza
; M2 sopra, con il gate a tensione fissa, porta la corrente all’uscita.

Teorema. La resistenza d’uscita del cascode MOS è
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Dimostrazione. Si applica all’uscita (il drain di M2) una piccola corrente di prova
, con tutti i generatori costanti spenti: i gate sono a tensione fissa, cioè a massa per i piccoli segnali. In M1 il gate e il source sono a massa, quindi il suo generatore
non conduce, e M1 si riduce alla resistenza
: la tensione sul source di M2 è
. In M2 il gate è a massa, quindi
, e il suo generatore porta la corrente
dal drain al source. Per la legge di Kirchhoff nel nodo di drain, la corrente nella
è
, e la tensione d’uscita è
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Dividendo per
si ottiene la formula. ∎
Il significato fisico: M2 tiene il proprio source quasi fermo, perché ogni tentativo di alzarlo riduce la sua
e quindi la corrente. La resistenza di M1 viene “moltiplicata” per il guadagno intrinseco
di M2, tipicamente 20-100. Lo stesso calcolo per il cascode bipolare dà
: qui la moltiplicazione è limitata dalla corrente di base di Q2, che sfugge verso la base fissa.
La tensione minima del cascode
Perché tutti i transistor restino in saturazione (nei MOS,
) il cascode ha bisogno di una tensione minima ai suoi capi. Nello specchio cascode “semplice” i gate dei due transistor di riferimento collegati a diodo, uno sopra l’altro, fissano il gate di M2 a
. Il source di M2 sta quindi a
, e il drain d’uscita deve stare almeno
sopra:
. M1 lavora con
, più del necessario: si spreca una
. Lo specchio cascode a grande escursione polarizza il gate di M2 a
con un ramo apposito, in modo che M1 lavori al limite della saturazione con
, e la tensione minima scende a
. Esempio. Con
V e
V: 0,9 V contro 0,4 V, una differenza decisiva con un’alimentazione di 1,2 V.
L’equazione dello specchio di Widlar
Per il progetto, cioè per trovare
data la corrente, la formula della lezione si applica direttamente. Per l’analisi, cioè per trovare
data
, l’equazione
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è trascendente: l’incognita compare sia dentro il logaritmo sia fuori, e non si isola con l’algebra. Si risolve per iterazione. Riscritta come
, si parte da un valore di prova, lo si mette a destra e si calcola un nuovo valore, finché non si stabilizza. La convergenza è garantita perché il secondo membro varia lentamente: la sua derivata rispetto a
è
, che nel punto di soluzione vale
, minore di 1 in modulo quando il rapporto tra le correnti supera
, cioè sempre nei casi d’uso del Widlar (per una funzione con derivata minore di 1 in modulo l’iterazione è una contrazione e converge, lezione sugli zeri di funzione di Calcolo numerico). Un esempio completo è negli esercizi.

Gli specchi MOS e la modulazione di canale
Per lo specchio MOS con la modulazione della lunghezza di canale
, lo stesso ragionamento dell’effetto Early dà
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con
per il transistor collegato a diodo. Poiché
è inversamente proporzionale alla lunghezza del canale, negli specchi di precisione si usano transistor lunghi (L di alcune volte il minimo del processo), oppure si rende
uguale a
con un cascode o con un amplificatore che regola la tensione d’uscita.
Gli esercizi sull’argomento, con dimensionamenti e analisi del tipo d’esame, sono nella pagina degli esercizi collegata in cima.





