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Economia Aziendale

Finanziamenti: piano di ammortamento, WACC e Modigliani-Miller

Rata del piano francese dimostrata con esempio, costo medio ponderato del capitale e scudo fiscale, teorema di Modigliani e Miller con l'arbitraggio, fonti di finanziamento.

Un investimento che rende (lezione sugli investimenti) va anche finanziato: con il capitale dei soci, con debiti bancari, con obbligazioni, con il leasing. Ogni fonte ha un costo e un rischio diverso. In questa lezione vediamo il piano di ammortamento di un prestito con la dimostrazione della rata e un esempio, il costo medio ponderato del capitale con lo scudo fiscale, il teorema di Modigliani e Miller con il ragionamento dell’arbitraggio, e le fonti di finanziamento più comuni.

Il prestito a rate costanti

Un mutuo o un finanziamento bancario si rimborsa di solito con il piano francese: rate costanti che comprendono una quota di interessi, calcolata sul debito residuo, e una quota di capitale.

Teorema. Un debito D al tasso i si estingue in n rate annue costanti

    \[ R = D\,\frac{i}{1 - (1 + i)^{-n}} \]

Dimostrazione. Il prestito è equo se il valore attuale delle rate, al tasso del prestito, è uguale al capitale ricevuto. Per la formula della rendita (lezione sugli investimenti), D = R(1 - (1 + i)^{-n})/i, da cui la formula. ∎

Esempio. 100 000 euro al 5 % in 10 anni: il fattore di rendita è (1 - 1{,}05^{-10})/0{,}05 \approx 7{,}722, e la rata è circa 12 950 euro. Nel primo anno gli interessi sono 0{,}05\cdot 100\,000 = 5000 e la quota capitale 7950; il debito scende a 92 050, gli interessi dell’anno dopo sono minori e la quota capitale maggiore. In tutto si pagano 129 500 euro, di cui 29 500 di interessi.

Piano di ammortamento francese
Le dieci rate annue hanno la stessa altezza R. Nella prima la quota di interessi I (in rosso) è grande e la quota di capitale K (in blu) piccola; anno dopo anno gli interessi calano, perché calcolati su un debito residuo minore, e la quota di capitale cresce.

Il costo del capitale

L’azienda si finanzia con capitale proprio E (equity) e debito D. I soci si aspettano un rendimento r_E, maggiore di quello dei creditori r_D perché vengono pagati per ultimi e corrono più rischio. Gli interessi sul debito sono deducibili dalle imposte: ogni euro di interessi riduce le imposte di t euro, con t l’aliquota. Il costo medio ponderato del capitale è

    \[ WACC = \frac{E}{E + D}\,r_E + \frac{D}{E + D}\,r_D(1 - t) \]

È il tasso con cui attualizzare i flussi di un investimento di rischio simile a quello medio dell’azienda: un progetto crea valore se rende più del WACC.

Esempio. 60 % capitale proprio con r_E = 10 %, 40 % debito con r_D = 5 %, aliquota del 24 %: WACC = 0{,}6\cdot 10 + 0{,}4\cdot 5\cdot 0{,}76 = 6 + 1{,}52 = 7{,}52 %.

Il termine (1 - t) è lo scudo fiscale del debito: un debito D al tasso r_D fa risparmiare ogni anno t\,r_DD di imposte.

Il teorema di Modigliani e Miller

Sembra che il debito, costando meno del capitale proprio, riduca sempre il costo medio. Modigliani e Miller (1958) hanno mostrato che non è così, almeno in un mondo ideale.

Teorema (Modigliani e Miller, senza imposte). In un mercato perfetto, senza imposte, senza costi di fallimento e dove tutti possono prendere e dare prestiti allo stesso tasso, il valore di un’azienda non dipende da come è finanziata.

Ragionamento. Si considerino due aziende con gli stessi flussi operativi futuri: U senza debiti e L con debito D. Un investitore che compra una frazione \alpha delle azioni di L riceve \alpha volte i flussi operativi meno gli interessi. Può ottenere esattamente gli stessi flussi comprando \alpha delle azioni di U e prendendo a prestito \alpha D personalmente, alle stesse condizioni (leva “fatta in casa”). Due posizioni con flussi identici devono avere lo stesso costo, altrimenti si guadagnerebbe senza rischio comprando la più economica e vendendo la più cara (arbitraggio). Quindi \alpha(valore delle azioni di L) = \alpha(valore di U) - \alpha D, cioè valore delle azioni di L più debito uguale al valore di U. ∎

La conseguenza è che il rendimento richiesto dai soci cresce con l’indebitamento proprio quanto basta a compensare il debito più economico (è la leva della lezione sugli indici vista dal lato del rischio), e il costo medio resta costante. Nel mondo reale contano le eccezioni: lo scudo fiscale rende il debito conveniente; i costi del dissesto (perdita di clienti e fornitori, costi legali) lo rendono costoso quando è troppo. La struttura ottima è un compromesso tra i due.

Le fonti di finanziamento

  • Capitale proprio: conferimenti dei soci, aumenti di capitale, utili non distribuiti (autofinanziamento); per le imprese giovani, il capitale di rischio (venture capital) che scommette sulla crescita in cambio di una quota.
  • Debito bancario: mutui a medio e lungo termine per gli investimenti; fidi e anticipi su fatture per il circolante (lezione sul budget e sulla cassa).
  • Obbligazioni: prestiti raccolti sul mercato, per le aziende più grandi.
  • Leasing: si usa un bene pagando canoni, senza acquistarlo; per il bilancio è sostanzialmente un debito.
  • Contributi pubblici e crediti d’imposta per ricerca, innovazione ed efficienza energetica, che riducono il costo effettivo degli investimenti.

La regola di fondo è la coerenza delle scadenze (lezione sul bilancio): investimenti durevoli con fonti durevoli, circolante con fonti a breve.

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