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Elettronica per le Telecomunicazioni

Non linearità: intermodulazione, compressione e mixer

Modello polinomiale, IIP3 dalla misura a due toni dimostrato, punto di compressione 9,6 dB sotto IIP3 dimostrato, dinamica libera da spurie dimostrata, mixer a diodi e cella di Gilbert.

Un amplificatore ideale è lineare; uno reale, per segnali grandi, comprime e distorce. In un ricevitore questo significa che due segnali forti fuori dal canale voluto possono generare un prodotto spurio proprio dentro il canale, coprendo un segnale debole. Il mixer, invece, sfrutta la non linearità di proposito per spostare un segnale in frequenza. In questa lezione vediamo il modello polinomiale, l’intermodulazione del terzo ordine con le dimostrazioni sul punto d’intercetta e sul punto di compressione, la dinamica libera da spurie con un esempio, e i mixer.

Il modello polinomiale

Una non linearità debole e senza memoria si approssima con i primi termini di uno sviluppo in serie:

    \[ y = a_1x + a_2x^2 + a_3x^3 \]

Con un solo segnale x = A\cos\omega t, il termine quadratico produce la continua e la seconda armonica, quello cubico la terza armonica e un termine alla frequenza fondamentale, \frac{3}{4}a_3A^3, che si somma a a_1A. Se a_3 ha segno opposto ad a_1 (come in quasi tutti gli amplificatori, che saturano), il guadagno cala al crescere dell’ampiezza: è la compressione. Le armoniche cadono lontano e si filtrano; il problema vero nasce con due segnali.

L’intermodulazione

Con due toni vicini, x = A(\cos\omega_1t + \cos\omega_2t), il termine cubico produce, oltre alle armoniche, componenti alle frequenze 2\omega_1 - \omega_2 e 2\omega_2 - \omega_1, di ampiezza \frac{3}{4}a_3A^3. Queste intermodulazioni del terzo ordine (IM3) cadono vicinissime ai toni originali, dentro la banda del filtro: un ricevitore sintonizzato su 2\omega_1 - \omega_2 sente un segnale che non esiste.

Il termine fondamentale cresce come A (1 dB per dB in scala logaritmica), quello di intermodulazione come A^3 (3 dB per dB). Prolungando le due rette, si incontrano nel punto d’intercetta del terzo ordine: la potenza d’ingresso IIP3 (e la corrispondente d’uscita OIP3) a cui avrebbero lo stesso livello.

Punto d'intercetta del terzo ordine
In scala logaritmica la potenza d’uscita alla frequenza fondamentale cresce con pendenza 1 e poi comprime; quella dei prodotti di intermodulazione del terzo ordine cresce con pendenza 3. Prolungando le parti rettilinee, le due rette si incontrano nel punto con ascissa IIP3 e ordinata OIP3.

Teorema. Se con potenza d’ingresso P_{in} (per tono, in dBm) i prodotti di intermodulazione in uscita sono \Delta P dB sotto le fondamentali, allora

    \[ IIP_3 = P_{in} + \frac{\Delta P}{2} \]

Dimostrazione. In decibel, la fondamentale in uscita è P_{in} + G e l’intermodulazione 3P_{in} + c, con G e c costanti. La loro differenza è \Delta P = -2P_{in} + G - c. Nel punto d’intercetta la differenza è zero: 0 = -2\,IIP_3 + G - c. Sottraendo, \Delta P = 2(IIP_3 - P_{in}), da cui la formula. ∎

Esempio. Con due toni da -20 dBm ciascuno, i prodotti di intermodulazione escono 60 dB sotto le fondamentali: IIP_3 = -20 + 30 = +10 dBm. La misura si fa sempre a livelli bassi, nella zona in cui le pendenze sono davvero 1 e 3, e si estrapola: il punto d’intercetta non si raggiunge mai, perché prima l’amplificatore satura.

Teorema. Per una non linearità cubica, il punto di compressione di 1 dB (la potenza d’ingresso a cui il guadagno è sceso di 1 dB) si trova circa 9,6 dB sotto IIP3.

Dimostrazione. Dalla prima parte, il guadagno con un tono di ampiezza A è a_1(1 - \frac{3}{4}|a_3/a_1|A^2). Scende di 1 dB, cioè al fattore 0,891, quando \frac{3}{4}|a_3/a_1|A^2 = 0{,}109, quindi A_{1dB}^2 = 0{,}145\,|a_1/a_3|. All’intercetta a_1A = \frac{3}{4}|a_3|A^3, quindi A_{IP3}^2 = \frac{4}{3}|a_1/a_3|. Il rapporto delle potenze è 0{,}145/1{,}333 \approx 0{,}109, cioè -9{,}6 dB. ∎

Per una catena di stadi, gli stadi finali sono i più critici: il segnale vi arriva già amplificato. In unità lineari 1/IIP_{3,tot} \approx 1/IIP_{3,1} + G_1/IIP_{3,2} + \dots, duale della formula di Friis per il rumore: il rumore lo decide il primo stadio, la linearità l’ultimo.

La dinamica libera da spurie

Un ricevitore ha un limite inferiore, il rumore di fondo N nella sua banda, e un limite superiore, il livello a cui l’intermodulazione emerge dal rumore. La dinamica libera da spurie (SFDR) è la distanza tra i due.

Teorema. SFDR = \frac{2}{3}(IIP_3 - N), con tutte le grandezze in dB riferite all’ingresso.

Dimostrazione. Riferita all’ingresso, l’intermodulazione vale 3P_{in} - 2\,IIP_3 (retta di pendenza 3 che vale IIP_3 quando P_{in} = IIP_3). Uguagliandola al rumore: P_{in} = (N + 2\,IIP_3)/3. La dinamica è P_{in} - N = \frac{2}{3}(IIP_3 - N). ∎

Esempio. Rumore di fondo -110 dBm, IIP3 +10 dBm: SFDR = \frac{2}{3}\cdot 120 = 80 dB.

I mixer

Il mixer sposta un segnale in frequenza moltiplicandolo per un oscillatore locale: per l’identità \cos a\cos b = \frac{1}{2}[\cos(a - b) + \cos(a + b)], un segnale a f_{RF} moltiplicato per f_{LO} produce componenti a |f_{RF} - f_{LO}| e f_{RF} + f_{LO} (lezione sul ricevitore supereterodina). Ogni dispositivo non lineare può fare da mixer attraverso il suo termine quadratico, ma i mixer reali sono progettati per avvicinarsi a un moltiplicatore:

  • il mixer a diodi bilanciato ad anello, passivo, molto lineare, con una perdita di conversione di circa 6 dB;
  • la cella di Gilbert, con due coppie differenziali incrociate commutate dall’oscillatore locale: un moltiplicatore integrato con guadagno di conversione, usato in quasi tutti i ricetrasmettitori integrati;
  • i mixer a commutazione passivi in CMOS, transistor usati come interruttori, molto lineari e a basso rumore flicker.

La struttura bilanciata cancella in uscita l’oscillatore locale e il segnale d’ingresso, che altrimenti saturerebbero gli stadi successivi o si irradierebbero dall’antenna. Nei mixer contano gli stessi parametri degli amplificatori (guadagno, rumore, IIP3), più l’isolamento tra le porte.

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