Adattamento di impedenza con reti a L
Massimo trasferimento con l'adattamento coniugato dimostrato, formule della rete a L dimostrate con esempio a 100 MHz, fattore di qualità e banda, reti a più sezioni, reti sintonizzabili.
Un’antenna da 20 Ω, l’ingresso di un transistor da 10 Ω con una parte capacitiva, un filtro progettato per 50 Ω: per trasferire la massima potenza e non avere riflessioni bisogna trasformare un’impedenza nell’altra con una rete senza perdite. Con le linee di trasmissione si usano i tratti a quarto d’onda e la carta di Smith (lezione sull’adattamento di Campi elettromagnetici); con componenti concentrati la soluzione più semplice è la rete a L. In questa lezione vediamo il teorema del massimo trasferimento di potenza con i carichi complessi, il progetto della rete a L con la dimostrazione delle formule e un esempio numerico, il legame tra fattore di qualità e banda, e le reti a più elementi.
Il massimo trasferimento di potenza
Teorema. Un generatore con impedenza interna
cede la massima potenza a un carico
, cioè
e
(adattamento coniugato).
Dimostrazione. Con tensione efficace
, la potenza nel carico è
. La reattanza compare solo al denominatore, sommata al quadrato:
è massima per
, che annulla quel termine. Resta
, massima per
(lezione sul massimo trasferimento di Elettrotecnica). ∎
Una rete di adattamento senza perdite deve quindi far vedere al generatore il coniugato della sua impedenza; se generatore e carico sono resistivi, deve trasformare una resistenza in un’altra.
La rete a L
Per adattare una resistenza bassa
a una alta
si mette una reattanza in serie dal lato della resistenza bassa e una reattanza in parallelo dal lato di quella alta, di segno opposto.

Teorema. Con
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e reattanze di segno opposto, la rete trasforma
in
.
Dimostrazione. Si converte il parallelo di
e
nell’equivalente serie. L’ammettenza è
; con
, l’impedenza equivalente vale
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(si ottiene moltiplicando numeratore e denominatore per il coniugato). Perché la parte reale sia
serve
, cioè la prima formula. La parte immaginaria vale allora
in modulo, e la reattanza serie, di segno opposto e uguale modulo,
, la annulla. Resta
. ∎
Esempio. Adattare 200 Ω a 50 Ω a 100 MHz:
.
Ω, cioè
nH;
Ω, cioè
pF. La versione con il condensatore in serie e l’induttanza in parallelo funziona altrettanto: la prima è un passa-basso (attenua anche le armoniche, utile dopo un amplificatore di potenza), la seconda un passa-alto (lascia passare la continua di polarizzazione se serve bloccarla altrove).
Fattore di qualità e banda
L’adattamento è esatto a una sola frequenza; allontanandosi le reattanze cambiano e il disadattamento cresce. Il parametro
della rete a L è fissato dal rapporto delle resistenze, e la banda in cui l’adattamento è buono è circa inversamente proporzionale a
(lezione sui circuiti risonanti). Rapporti grandi danno
grande e banda stretta: adattare 1 Ω a 50 Ω richiede
.
- Per una banda più larga si usano più sezioni a L in cascata, ciascuna con un rapporto piccolo: con due sezioni si passa per la resistenza intermedia
(la media geometrica), e ogni sezione ha
minore. È lo stesso principio dei trasformatori a più tratti di linea. - Per una banda stretta e un
scelto liberamente (per esempio per filtrare le armoniche) si usano reti a π o a T, viste come due reti a L dorso a dorso attraverso una resistenza virtuale.
Nella pratica i componenti hanno perdite (un’induttanza a 1 GHz può avere un
proprio di 30-50) e parassiti, e le reti si ottimizzano con un simulatore partendo dal progetto analitico. Sopra qualche gigahertz i componenti concentrati lasciano il posto a tratti di linea su circuito stampato (microstriscia), con gli stessi principi.
Un caso tipico
L’antenna di un telefono cambia impedenza a seconda di come lo si tiene in mano: la mano vicina aggiunge capacità e perdite. I telefoni moderni usano reti di adattamento sintonizzabili, con condensatori variabili comandati digitalmente, che il software regola misurando la potenza riflessa. È l’adattamento della lezione eseguito in tempo reale, decine di volte al secondo.





