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Tecnica delle Costruzioni

Progettazione sismica: spettro di risposta e gerarchia delle resistenze

Oscillatore semplice con periodo dimostrato ed esempio, spettro di risposta, forza alla base con fattore di comportamento ed esempio, gerarchia delle resistenze, isolamento sismico.

L’Italia è un paese sismico, e quasi tutto il territorio richiede una progettazione antisismica. Un terremoto non applica una forza alla struttura: ne scuote la base, e le forze nascono dall’inerzia delle masse. La risposta dipende quindi dalla dinamica della struttura. In questa lezione vediamo l’oscillatore semplice con la dimostrazione del suo periodo e un esempio, lo spettro di risposta, la forza di progetto con il fattore di comportamento e un esempio, e i principi della gerarchia delle resistenze.

L’oscillatore semplice

Il modello più semplice di un edificio è un oscillatore a un grado di libertà: una massa m (i solai con i loro carichi) su una molla di rigidezza laterale k (i pilastri o le pareti), con uno smorzamento.

Teorema. Un oscillatore non smorzato di massa m e rigidezza k vibra liberamente con il periodo

    \[ T = 2\pi\sqrt{\frac{m}{k}} \]

Dimostrazione. Spostata la massa di x, la molla la richiama con la forza -kx. La seconda legge di Newton dà m\ddot{x} = -kx, cioè \ddot{x} + \omega^2x = 0 con \omega = \sqrt{k/m}, la cui soluzione è un’oscillazione armonica di pulsazione \omega e periodo T = 2\pi/\omega (lezione sulle oscillazioni di Fisica 1). ∎

Esempio. Un edificio di 600 t con rigidezza laterale complessiva 6\cdot 10^7 N/m: T = 2\pi\sqrt{6\cdot 10^5/6\cdot 10^7} = 2\pi\cdot 0{,}1 \approx 0{,}63 s. Una regola empirica per gli edifici in cemento armato a telaio è T \approx 0{,}075H^{3/4}, con H l’altezza in metri: 0,57 s per 15 m. Edifici bassi e rigidi hanno periodi brevi (0,1-0,3 s), grattacieli e ponti lunghi periodi di diversi secondi.

Lo spettro di risposta

Scuotendo la base con l’accelerogramma di un terremoto, l’oscillatore raggiunge un’accelerazione massima che dipende dal suo periodo: il grafico di questa accelerazione massima in funzione del periodo, per uno smorzamento fissato (di solito 5 %), è lo spettro di risposta. Le norme forniscono spettri convenzionali per ogni sito, costruiti dalla pericolosità sismica.

Spettro di risposta di progetto
L’accelerazione spettrale S a in funzione del periodo T: cresce fino a T B, resta costante sul plateau fino a T C, poi decresce come 1 su T fino a T D e come 1 su T al quadrato oltre. Il punto rosso indica il periodo fondamentale T 1 della struttura.

Lo spettro ha una forma tipica: a periodo nullo (struttura rigidissima) l’accelerazione è quella del terreno; per periodi brevi c’è un’amplificazione, fino a circa 2,5 volte, sul plateau tra T_B e T_C (tipicamente 0,1-0,5 s, dove cade l’energia dei terremoti); oltre T_C l’accelerazione scende. Le strutture flessibili, con periodo lungo, subiscono accelerazioni minori ma spostamenti maggiori. Anche il terreno conta: i terreni soffici amplificano e allungano il plateau.

La forza di progetto

Con il periodo e lo spettro si ottiene l’accelerazione spettrale S_a(T), e la forza sismica alla base è

    \[ F_b = m\,\frac{S_a(T)}{q} \]

dove q è il fattore di comportamento. Progettare una struttura perché resti elastica sotto il terremoto più forte sarebbe molto costoso; si accetta invece che si danneggi senza crollare, dissipando energia con deformazioni plastiche duttili. Il fattore q, da 1,5 per strutture poco duttili fino a 4-6 per telai ben progettati, riduce le forze in proporzione alla duttilità garantita.

Esempio. L’edificio di 600 t, con un’accelerazione spettrale elastica di 0,6 g e q = 3{,}9: S_a/q \approx 0{,}15 g, e F_b = 600\,000\cdot 9{,}81\cdot 0{,}15 \approx 900 kN. Per gli edifici regolari questa forza si distribuisce sui piani in proporzione alla massa per l’altezza (la forma approssimata del primo modo di vibrare), e si aggiungono le eccentricità accidentali delle masse per tenere conto della torsione.

La gerarchia delle resistenze

Perché il fattore q sia giustificato, il danno deve avvenire dove e come si vuole. Il principio della gerarchia delle resistenze (capacity design) dice:

  • le travi devono plasticizzarsi prima dei pilastri (“pilastro forte, trave debole”): se cedessero i pilastri di un piano, si formerebbe un meccanismo di piano soffice e l’edificio crollerebbe;
  • le rotture duttili (flessione) devono precedere quelle fragili (taglio, nodi, ancoraggi): gli elementi si progettano a taglio per la massima forza che la flessione può trasmettere, non per quella del calcolo;
  • le zone critiche, alle estremità di travi e pilastri, hanno staffe fitte che confinano il calcestruzzo (lezione sul cemento armato a taglio).

Altre buone regole: forme regolari in pianta e in altezza, distribuzione uniforme di masse e rigidezze, niente piani molto più deboli degli altri (come un piano terra aperto con pilastri e piani superiori con molte tamponature). Le tecniche moderne includono l’isolamento sismico, con appoggi deformabili alla base che allungano il periodo oltre il plateau dello spettro, e i dissipatori che assorbono energia.

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