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Scienza delle Costruzioni

Statica delle strutture: vincoli, isostaticità e reazioni

Equilibrio del corpo rigido nel piano, carrello, cerniera e incastro, condizione di isostaticità dimostrata, reazioni di una trave appoggiata con esempio, travature reticolari.

La scienza delle costruzioni studia come le strutture portano i carichi: quali forze nascono negli appoggi e dentro gli elementi, come si deformano, quando si rompono. Anche per un ingegnere elettronico serve: un traliccio per antenne, un quadro elettrico appeso a una parete, un circuito stampato che si flette, un supporto per pannelli fotovoltaici sono strutture. In questa lezione vediamo il corpo rigido nel piano, i vincoli, il conteggio dei gradi di libertà con la condizione di isostaticità, e il calcolo delle reazioni vincolari con un esempio.

Il corpo rigido nel piano

Un corpo rigido nel piano ha tre gradi di libertà: due traslazioni e una rotazione. È in equilibrio se la risultante delle forze e il momento risultante rispetto a un punto qualunque sono nulli (lezione sulla statica di Fisica 1):

    \[ \sum F_x = 0,\qquad \sum F_y = 0,\qquad \sum M_O = 0 \]

Tre equazioni per un corpo: le forze incognite che si possono determinare con la sola statica sono al più tre.

I vincoli

Un vincolo impedisce alcuni spostamenti e, per farlo, esercita una reazione:

  • il carrello (appoggio scorrevole) impedisce lo spostamento perpendicolare al piano di scorrimento: una reazione, la forza normale;
  • la cerniera impedisce le due traslazioni ma lascia ruotare: due reazioni, le componenti della forza;
  • l’incastro impedisce traslazioni e rotazione: tre reazioni, due forze e un momento;
  • la cerniera interna collega due corpi lasciandoli ruotare l’uno rispetto all’altro: due reazioni mutue.

Isostatico, iperstatico, labile

Per una struttura di n corpi rigidi con vincoli che tolgono in tutto v gradi di libertà si definisce

    \[ l = 3n - v \]

Teorema. Condizione necessaria perché le reazioni di una struttura siano determinate univocamente dalle equazioni di equilibrio, per qualunque carico, è l = 0. Se l \gt  0 la struttura è labile (può muoversi); se l \lt  0 è iperstatica, con grado di iperstaticità -l.

Dimostrazione. Le equazioni di equilibrio sono 3n, tre per corpo, lineari nelle v reazioni incognite. Se v \lt  3n il sistema ha più equazioni che incognite e, per un carico generico, nessuna soluzione: non c’è equilibrio, la struttura si muove. Se v \gt  3n le soluzioni, quando esistono, sono infinite: la statica da sola non basta, e servono le condizioni di congruenza delle deformazioni (lezione sulla linea elastica). Solo con v = 3n il sistema è quadrato e può avere soluzione unica per ogni carico. ∎

La condizione non è sufficiente: i vincoli devono essere anche efficaci. Una trave appoggiata su tre carrelli tutti verticali ha l = 0, ma nessuno impedisce lo scorrimento orizzontale: il sistema è quadrato ma singolare, e la struttura è labile.

Le reazioni vincolari

Trave appoggiata con carico concentrato
La trave di luce L ha una cerniera in A e un carrello in B. Il carico P agisce alla distanza a da A. Le reazioni verticali R A e R B equilibrano il carico.

Esempio. Trave di luce L = 6 m, cerniera in A, carrello in B, carico P = 30 kN a a = 2 m da A. Un corpo, tre gradi di vincolo: l = 0, isostatica. Equilibrio dei momenti rispetto ad A: R_B\cdot 6 - 30\cdot 2 = 0, quindi R_B = 10 kN. Equilibrio verticale: R_A = 30 - 10 = 20 kN. Equilibrio orizzontale: la componente orizzontale della cerniera è nulla. In generale R_A = P(L - a)/L e R_B = Pa/L: l’appoggio più vicino al carico porta di più, come una leva.

Scegliere il polo dei momenti in un punto dove passano reazioni incognite elimina queste dall’equazione: è il trucco che rende rapidi i calcoli. Le strutture isostatiche hanno un vantaggio pratico: un cedimento di un appoggio o una dilatazione termica non producono sforzi, perché la struttura può adattarsi. Le iperstatiche sono più rigide e hanno “riserve” (se un vincolo cede, gli altri possono ancora portare il carico), ma subiscono sforzi da cedimenti e variazioni di temperatura.

Le travature reticolari

Una travatura reticolare (un traliccio, il braccio di una gru, il tetto di un capannone) è fatta di aste collegate da cerniere nei nodi, con i carichi applicati ai nodi: ogni asta porta solo una forza assiale, di trazione o di compressione. Con a aste, r reazioni e n nodi, ogni nodo dà due equazioni di equilibrio, e la travatura è staticamente determinata se a + r = 2n. Le forze si trovano con l’equilibrio dei nodi uno alla volta, o con il metodo delle sezioni di Ritter: si taglia la travatura in due e si scrive l’equilibrio di una parte, scegliendo il polo dei momenti nell’intersezione di due aste tagliate per trovare direttamente la forza nella terza.

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