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Dispositivi Elettronici

Il transistor bipolare (BJT): funzionamento, zone di lavoro e polarizzazione

Struttura e funzionamento in zona attiva, guadagno di corrente, zone di lavoro, effetto Early, polarizzazione stabile, transistor come interruttore e fuga termica.

Il transistor bipolare a giunzione (BJT), inventato nel 1947-48 ai Bell Labs, è stato il primo dispositivo a semiconduttore capace di amplificare. Oggi nei circuiti digitali è stato sostituito dal MOSFET, ma resta fondamentale negli amplificatori analogici, nei riferimenti di tensione, nei circuiti a radiofrequenza e in quelli di potenza. In questa lezione vediamo come funziona, le sue equazioni e le sue zone di lavoro.

La struttura

Un BJT npn è fatto di tre zone: un emettitore n molto drogato, una base p sottile e poco drogata, un collettore n. Ci sono quindi due giunzioni: base-emettitore e base-collettore. Il pnp ha le stesse zone con i tipi scambiati, e tensioni e correnti di segno opposto.

Le tre zone non sono simmetriche, e le differenze sono proprio quelle che lo fanno funzionare:

  • la base è molto più sottile della lunghezza di diffusione degli elettroni;
  • l’emettitore è molto più drogato della base.

Il funzionamento in zona attiva

Nella zona attiva la giunzione base-emettitore è in diretta e quella base-collettore in inversa.

  1. La giunzione BE in diretta inietta elettroni dall’emettitore nella base, in quantità esponenziale con v_{BE}, come in un diodo.
  2. Nella base gli elettroni sono minoritari e diffondono. La base è così sottile che quasi nessuno si ricombina.
  3. Arrivati al bordo della giunzione BC, trovano il campo della regione svuotata, che li spinge nel collettore.

Il risultato: la corrente di collettore è controllata dalla tensione base-emettitore e quasi non dipende dalla tensione del collettore,

    \[ i_C = I_S\,e^{v_{BE}/V_T} \]

La giunzione BE inietta anche lacune dalla base nell’emettitore, e qualche elettrone si ricombina nella base: questi due contributi formano la piccola corrente di base, proporzionale a i_C:

    \[ i_B = \frac{i_C}{\beta},\qquad i_E = i_C + i_B = \frac{\beta + 1}{\beta}\,i_C \]

\beta, il guadagno di corrente, vale tipicamente 50-300. Si usa anche \alpha = i_C/i_E = \beta/(\beta + 1): con \beta = 100, \alpha = 0{,}99.

Perché β è grande. Con la teoria del diodo applicata alla giunzione BE, il rapporto tra la corrente di elettroni iniettati nella base e quella di lacune iniettate nell’emettitore è circa

    \[ \beta \approx \frac{D_n\,N_E\,L_{pE}}{D_p\,N_B\,W_B} \]

dove W_B è lo spessore della base. Emettitore molto drogato (N_E \gg N_B) e base sottile (W_B piccolo) danno un \beta grande: ecco perché la struttura non è simmetrica.

Le zone di lavoro

ZonaGiunzione BEGiunzione BCComportamento
interdizioneinversainversanessuna corrente, interruttore aperto
attivadirettainversai_C = \beta i_B, amplificatore
saturazionedirettadirettav_{CE} \approx 0{,}2 V, interruttore chiuso
attiva inversainversadirettacome la attiva, ma con \beta piccolo

Le caratteristiche d’uscita e l’effetto Early

Caratteristiche d'uscita di un transistor bipolare con l'effetto Early
Corrente di collettore in funzione della tensione collettore-emettitore, per diverse correnti di base. Vicino all’origine c’è la zona di saturazione; poi le curve sono quasi orizzontali ma leggermente inclinate, e i loro prolungamenti si incontrano tutti nello stesso punto dell’asse negativo, alla tensione −V_A.

In zona attiva le curve non sono perfettamente piatte: aumentando v_{CE} la regione svuotata BC si allarga dentro la base, la base effettiva si assottiglia e la corrente cresce un poco. È l’effetto Early, descritto da

    \[ i_C = I_S\,e^{v_{BE}/V_T}\left(1 + \frac{v_{CE}}{V_A}\right) \]

con V_A, la tensione di Early, tra 50 e 200 V. Il transistor ha quindi una resistenza d’uscita finita r_o = V_A/I_C, che limita il guadagno degli amplificatori.

La polarizzazione

Per usare il transistor come amplificatore bisogna fissare un punto di lavoro in zona attiva. Il problema è che \beta varia molto da esemplare a esemplare e con la temperatura.

  • Con un solo resistore di base da V_{CC}: I_B = (V_{CC} - 0{,}7)/R_B e I_C = \beta I_B. Se \beta raddoppia, raddoppia anche I_C: da evitare.
  • Con partitore e resistore di emettitore: un partitore fissa la tensione di base V_B, e la corrente vale I_E = (V_B - 0{,}7)/R_E, indipendente da β. Con V_B = 3 V e R_E = 2{,}2 kΩ, I_E \approx 1{,}05 mA qualunque sia il transistor. Il resistore di emettitore fa anche da retroazione: se la corrente tende a salire, sale V_E, cala v_{BE} e la corrente si riduce.

Esempio. Con il circuito appena visto, V_{CC} = 12 V e R_C = 4{,}7 kΩ: I_C pprox I_E pprox 1 mA, sul resistore di collettore cadono 4,7 V e su quello di emettitore 2,3 V, quindi V_{CE} pprox 12 - 4{,}7 - 2{,}3 = 5 V. Il transistor è in zona attiva, con margine per l’escursione del segnale in entrambi i versi.

Il transistor come interruttore

Tra interdizione e saturazione il BJT fa da interruttore comandato. Per accendere un relè da 100 mA con un transistor con \beta minimo 50 serve I_B \gt 2 mA; per essere sicuri della saturazione si progetta con un \beta “forzato” di 10-20, cioè 5-10 mA di base. In saturazione la base accumula carica, e lo spegnimento è più lento dell’accensione: è uno dei limiti dei BJT nei circuiti veloci.

La temperatura

Come nel diodo, a corrente costante v_{BE} diminuisce di circa 2 mV/°C; a tensione costante la corrente cresce. In un transistor di potenza, il riscaldamento fa salire la corrente, che fa salire ancora la temperatura: è la fuga termica, che si previene proprio con il resistore di emettitore e con un dissipatore adeguato. Al contrario, nei circuiti integrati la dipendenza di v_{BE} dalla temperatura, combinata con quella di V_T, è usata per costruire i riferimenti di tensione “bandgap” stabili, a circa 1,2 V.

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