Zeri di funzioni: bisezione, Newton, secanti e punto fisso
Metodo di bisezione, metodo di Newton con dimostrazione della convergenza quadratica, secanti, iterazioni di punto fisso, Newton per i sistemi e SPICE.
Trovare dove una funzione si annulla è uno dei problemi più frequenti: il punto di lavoro di un diodo in un circuito (dove l’equazione esponenziale del diodo incontra la retta di carico), la frequenza a cui un filtro attenua di 3 dB, l’angolo di lancio per colpire un bersaglio. Per quasi tutte le equazioni non lineari non esiste una formula, e si procede per iterazioni: si parte da una stima e la si migliora finché è abbastanza precisa.
Il metodo di bisezione
Se
è continua su
e
e
hanno segni opposti, per il teorema degli zeri di Analisi 1 c’è almeno una radice. La bisezione dimezza l’intervallo a ogni passo:
- si calcola il punto medio
; - se
e
hanno segni opposti la radice è in
, altrimenti in
; - si ripete finché l’intervallo è più piccolo della tolleranza.
Dopo
passi l’intervallo è largo
. Per passare da un intervallo di 1 a una tolleranza di
servono 20 passi (
). Il metodo è lento ma converge sempre, e la stima dell’errore è garantita. Si guadagna una cifra decimale ogni 3,3 passi circa.
Il metodo di Newton
L’idea è sostituire la funzione con la sua retta tangente e prendere come nuova stima il punto in cui la tangente taglia l’asse:
![]()

, la tangente al grafico in
taglia l’asse in
; la tangente in
dà
, e così via. Le stime si avvicinano molto rapidamente alla radice α.Esempio: la radice quadrata. Con
la formula diventa
, il metodo babilonese. Per
partendo da
(come nella figura): 1,8333; 1,4621; 1,41500; 1,4142138; 1,41421356237311. Le cifre decimali corrette diventano 0, 1, 3, 6, 13: circa raddoppiano a ogni passo.
Dimostrazione della convergenza quadratica
Sia
la radice ed
l’errore. Sviluppando
con Taylor attorno a
, calcolata in
:
![]()
Dividendo per
e usando la definizione dell’iterazione,
:
![]()
L’errore nuovo è proporzionale al quadrato di quello vecchio: se
,
è dell’ordine di
. È la convergenza quadratica, molto più rapida della bisezione, che è lineare.
I limiti di Newton
- Serve la derivata, che non sempre è disponibile.
- La convergenza è garantita solo se si parte abbastanza vicino alla radice. Lontano, le tangenti possono mandare la stima ovunque, o farla oscillare: con
e
le stime divergono. - Se
(radice doppia) la convergenza diventa solo lineare.
Nella pratica si combinano i due metodi: si usa la bisezione finché l’intervallo è piccolo, poi Newton per finire in pochi passi. È ciò che fanno le funzioni come fzero di MATLAB o brentq di SciPy.
Il metodo delle secanti
Quando la derivata non è disponibile la si approssima con il rapporto incrementale tra le ultime due stime:
![]()
La convergenza è superlineare, di ordine
(la sezione aurea), e ogni passo richiede una sola valutazione di
: spesso è più efficiente di Newton.
Le iterazioni di punto fisso
Ogni equazione
si può riscrivere come
, e cercare un punto fisso con
. Converge se vicino alla soluzione
: l’errore viene moltiplicato circa per
a ogni passo.
Esempio.
: partendo da qualsiasi valore e premendo ripetutamente il tasto coseno di una calcolatrice (in radianti) si arriva a 0,739085…, perché
vicino alla soluzione. Newton stesso è un’iterazione di punto fisso con
, che ha
: per questo converge più in fretta.
Sistemi non lineari
Per un sistema
di
equazioni in
incognite, Newton si generalizza con la matrice jacobiana di Analisi 2:
![]()
a ogni passo si risolve un sistema lineare. È il cuore di SPICE: per un circuito con diodi e transistor, il simulatore linearizza i componenti attorno alla stima corrente e risolve il sistema lineare, ripetendo finché le tensioni non cambiano più. Quando una simulazione “non converge”, è Newton che non trova la soluzione partendo dalla stima iniziale.
Criteri di arresto
Si smette quando la differenza tra due stime successive è sotto una tolleranza,
, oppure quando il residuo
è abbastanza piccolo, e comunque dopo un numero massimo di iterazioni, per non restare bloccati se il metodo non converge. Il residuo piccolo da solo non basta: se la funzione è molto piatta vicino alla radice,
può essere minuscolo anche lontano dalla soluzione.



