Applicazioni lineari: matrice associata, nucleo, immagine e teorema della dimensione
Definizione ed esempi, matrice di un'applicazione con rotazioni e derivata, nucleo e immagine, dimostrazione del teorema della dimensione e cambiamento di base.
Le applicazioni lineari sono le funzioni dell’algebra lineare: trasformano vettori in vettori rispettando somme e multipli. Rotazioni, proiezioni, derivate, filtri digitali sono tutti esempi. In questa lezione vediamo che ogni applicazione lineare tra spazi di dimensione finita si rappresenta con una matrice, introduciamo nucleo e immagine e dimostriamo il teorema della dimensione.
Definizione
Una funzione
tra spazi vettoriali è lineare se
![]()
Conseguenza immediata:
. Quindi
, nonostante il nome di “funzione lineare” che le si dà a scuola, non è lineare in questo senso: è una retta che non passa per l’origine.
Esempi: la rotazione del piano di un angolo
; la proiezione dello spazio su un piano; la derivata, che manda il polinomio
in
e rispetta somme e multipli; un filtro digitale FIR,
, che è lineare nel segnale d’ingresso.
La matrice di un’applicazione lineare
Un’applicazione lineare è determinata dalle immagini dei vettori di una base. Se
, per la linearità
![]()
Mettendo come colonne le immagini
si ottiene una matrice
, e
. Viceversa, ogni matrice
definisce un’applicazione lineare da
a
. Le colonne di
sono le immagini dei vettori della base: è la regola da ricordare.

ed
(le colonne di
) per sapere dove va ogni vettore:
ha rispetto ad
le stesse coordinate che
ha rispetto a
.Esempio: la rotazione. Ruotando di
,
va in
ed
va in
. Quindi
![]()
Componendo due rotazioni,
: sviluppando il prodotto si ritrovano le formule di addizione del seno e del coseno, senza doverle ricordare.
Esempio: la derivata. Su
con base
:
,
,
. Le coordinate di queste immagini sono le colonne:
![Rendered by QuickLaTeX.com \[ D = \begin{pmatrix} 0 & 1 & 0\\ 0 & 0 & 2\\ 0 & 0 & 0 \end{pmatrix} \]](https://www.electronics-engineering.com/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-7b9ee57bc941eaa942561f5fa1554680_l3.png)
Derivare
equivale a moltiplicare
per
: si ottiene
, cioè
.
Nucleo e immagine
- Il nucleo
è un sottospazio di
: per una matrice, sono le soluzioni del sistema omogeneo
. - L’immagine
è un sottospazio di
: per una matrice, è lo spazio generato dalle colonne, e la sua dimensione è il rango.
è iniettiva se e solo se
. Infatti
equivale a
, cioè
.
è suriettiva se e solo se
.
Il teorema della dimensione
Teorema (nullità più rango). Se
è lineare e
ha dimensione finita,
![]()
Dimostrazione
Sia
una base di
. La completiamo a una base di
aggiungendo
, con
. Mostriamo che
è una base dell’immagine, così
.
Generano. Ogni
è
, e
perché
.
Sono indipendenti. Se
, allora
, quindi
sta nel nucleo e si scrive come
. Ma allora
è una combinazione nulla di vettori di una base di
: tutti i coefficienti sono zero, in particolare i
.
Per una matrice
di rango
il teorema dice che
: è il numero di parametri liberi del teorema di Rouché-Capelli, che così è dimostrato del tutto.
Conseguenze. Un’applicazione lineare da
in sé stesso è iniettiva se e solo se è suriettiva (se e solo se è invertibile). Un’applicazione da
a
non può essere iniettiva: il nucleo ha almeno dimensione 1. Una da
a
non può essere suriettiva.
Cambiamento di base
La matrice di un’applicazione dipende dalla base scelta. Se
è la matrice che ha come colonne i vettori di una nuova base (scritti nella base vecchia), le coordinate si trasformano con
, e la matrice dell’applicazione
nella nuova base è
![]()
Due matrici legate così si dicono simili: rappresentano la stessa trasformazione vista da due sistemi di riferimento diversi. Hanno lo stesso determinante, lo stesso rango, la stessa traccia e gli stessi autovalori. Scegliere la base giusta per rendere
il più semplice possibile, magari diagonale, è proprio il tema della prossima lezione.





