Derivate parziali, gradiente, differenziabilità e piano tangente
Derivate parziali e gradiente, perché non bastano, differenziabilità e piano tangente, derivata direzionale e direzione di massima crescita, regola della catena e hessiana.
In una variabile la derivata dice quanto cresce la funzione. In più variabili la domanda diventa: quanto cresce muovendosi in una certa direzione? La risposta porta alle derivate parziali, al gradiente, al piano tangente e alla differenziabilità, che è il concetto giusto per dire che una funzione è “liscia”.
Derivate parziali
La derivata parziale rispetto a
si calcola tenendo fissa
e derivando come in Analisi 1:
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Geometricamente è la pendenza della curva che si ottiene tagliando il grafico con il piano
. Esempio:
ha
e
.
Il vettore delle derivate parziali è il gradiente:
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Le derivate parziali non bastano
In una variabile, derivabile implica continua. In più variabili no: la funzione
, prolungata con 0 nell’origine, ha entrambe le derivate parziali nulle in
(lungo gli assi vale sempre 0), ma non è nemmeno continua lì. Le derivate parziali guardano solo due direzioni, mentre il comportamento attorno a un punto dipende da tutte.
Differenziabilità e piano tangente
è differenziabile in
se si può approssimare con una funzione lineare con un errore che va a zero più in fretta della distanza:
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Geometricamente: vicino al punto il grafico è indistinguibile da un piano, il piano tangente
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Differenziabile implica continua e dotata di tutte le derivate direzionali. Il criterio pratico: se le derivate parziali esistono e sono continue in un intorno del punto, la funzione è differenziabile (teorema del differenziale totale). Tutte le funzioni costruite con operazioni elementari lo sono, dove le derivate sono continue.
Esempio. Il piano tangente a
in
:
,
, quindi
.
Derivata direzionale
La derivata nella direzione del versore
è
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e, se
è differenziabile, vale la formula del gradiente:
![]()
Dimostrazione e conseguenze
Dalla definizione di differenziabilità con
:
; dividendo per
e passando al limite si ottiene la formula. Dal coseno seguono tre fatti fondamentali:
- la derivata direzionale è massima nella direzione del gradiente (
) e vale
: il gradiente indica la direzione di massima crescita; - è minima,
, nella direzione opposta; - è nulla nelle direzioni perpendicolari al gradiente.

e il gradiente in alcuni punti: è sempre perpendicolare alla curva di livello che passa per il punto e punta verso i valori crescenti. Dove le curve sono più fitte il gradiente è più lungo.Lungo una curva di livello
è costante, quindi la derivata nella direzione tangente è zero: il gradiente è perpendicolare alle curve di livello. È per questo che le linee del campo elettrico
attraversano ad angolo retto le superfici equipotenziali, e che l’acqua scende lungo il pendio più ripido, perpendicolare alle isoipse.
La regola della catena
Se
e
descrivono una curva, la funzione composta
ha derivata
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Esempio. La temperatura in una piastra è
°C (con
in metri) e una formica si muove lungo
metri, con
in secondi. All’istante
,
e
: la formica sente la temperatura scendere di
°C al secondo.
Più in generale, per
la derivata è la matrice jacobiana, con le derivate parziali di ogni componente sulle righe, e la regola della catena dice che la jacobiana della composizione è il prodotto delle jacobiane. È il legame tra Analisi 2 e Geometria e Algebra: differenziare vuol dire approssimare con un’applicazione lineare.
Derivate seconde
Derivando di nuovo si ottengono le derivate seconde
, raccolte nella matrice hessiana. Il teorema di Schwarz garantisce che, se le derivate seconde miste sono continue, l’ordine non conta:
, e l’hessiana è simmetrica. La useremo nella prossima lezione per classificare massimi, minimi e punti di sella.




