Autovalori, autovettori e diagonalizzazione
Definizione e significato geometrico, polinomio caratteristico, diagonalizzazione e molteplicità, applicazioni a potenze di matrici, sistemi dinamici, circuiti e Fibonacci.
Una matrice trasforma i vettori ruotandoli e allungandoli, ma per quasi ogni matrice esistono direzioni speciali che non vengono ruotate: i vettori lungo quelle direzioni vengono solo moltiplicati per un numero. Sono gli autovettori, e il numero è l’autovalore. Trovarli vuol dire scegliere il sistema di riferimento in cui la trasformazione diventa semplicissima. È un’idea che regge la meccanica delle vibrazioni, la stabilità dei sistemi di controllo, la compressione dei dati e perfino l’algoritmo PageRank di Google.
Definizione
Sia
una matrice
. Un vettore non nullo
è un autovettore di
con autovalore
se
![]()

trasforma il cerchio in un’ellisse. Il vettore
lungo la bisettrice viene solo allungato di 3,
resta uguale (autovalore 1); un vettore generico
invece cambia direzione. Gli autovettori sono gli assi dell’ellisse.Gli autovettori relativi a uno stesso
, insieme al vettore nullo, formano un sottospazio, l’autospazio
.
Come si trovano: il polinomio caratteristico
si riscrive
. Questo sistema omogeneo ha una soluzione non nulla se e solo se la matrice non è invertibile, cioè
![]()
è un polinomio di grado
, il polinomio caratteristico. Le sue radici sono gli autovalori; per ognuno, gli autovettori si trovano risolvendo
.
Esempio. Per la matrice della figura:
![]()
:
dà
, autovettori
.
:
dà
, autovettori
.
Due controlli utili: la somma degli autovalori è la traccia (somma della diagonale, qui
) e il loro prodotto è il determinante (
).
Matrici senza autovalori reali. La rotazione di 90°,
, ha polinomio caratteristico
: nessuna direzione del piano resta ferma sotto una rotazione, e gli autovalori sono complessi,
. Per questo in molti corsi si lavora sui numeri complessi, dove ogni polinomio ha radici.
Diagonalizzazione
è diagonalizzabile se esiste una base di
fatta di autovettori. In quella base la matrice diventa diagonale, con gli autovalori sulla diagonale:
![Rendered by QuickLaTeX.com \[ P^{-1}AP = D = \begin{pmatrix} \lambda_1 & & \\ & \ddots & \\ & & \lambda_n \end{pmatrix} \]](https://www.electronics-engineering.com/wp-content/ql-cache/quicklatex.com-225833d136967d317393c0e9952634c0_l3.png)
dove
ha come colonne gli autovettori. Infatti
ha come colonne
, cioè
.
Quando è diagonalizzabile
Autovettori di autovalori distinti sono indipendenti. Lo dimostriamo per due: se
, applicando
si ottiene
; sottraendo
volte la prima,
, quindi
(perché
e
), e poi
. Per
autovettori si ragiona allo stesso modo per induzione.
Ne segue: se
ha
autovalori reali distinti, è diagonalizzabile. Se ci sono autovalori ripetuti bisogna controllare: per ogni autovalore la molteplicità geometrica (dimensione dell’autospazio) deve essere uguale alla molteplicità algebrica (quante volte è radice del polinomio). Il controesempio classico è
: autovalore 1 doppio, ma un solo autovettore
a meno di multipli. Non è diagonalizzabile.
A che cosa serve
Potenze di matrici. Se
, allora
, e
si calcola elevando i numeri sulla diagonale. Per la matrice della figura
richiede solo
e
.
Sistemi dinamici discreti. In
la componente lungo l’autovettore
viene moltiplicata per
a ogni passo. Se tutti gli autovalori hanno modulo minore di 1 il sistema tende a zero (è stabile), se uno ha modulo maggiore di 1 esplode. I filtri digitali IIR e i controllori digitali si progettano proprio guardando dove stanno gli autovalori.
Equazioni differenziali. Il sistema
, che descrive per esempio un circuito RLC o due masse collegate da molle, nella base degli autovettori si spezza in
equazioni indipendenti
, con soluzioni
. Gli autovalori sono i “modi” del sistema: per un circuito sono i poli, e la loro parte reale dice se il circuito è stabile.
Fibonacci. La successione
si scrive con la matrice
, che ha autovalori
e
. Diagonalizzando si ottiene la formula di Binet,
, e si capisce perché il rapporto tra due termini consecutivi tende alla sezione aurea.





