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Elettrotecnica

Potenza in regime sinusoidale: attiva, reattiva, apparente e rifasamento

Potenza istantanea, potenza attiva, reattiva e apparente, potenza complessa, teorema di Boucherot, fattore di potenza, calcolo del rifasamento e PFC degli alimentatori.

In continua la potenza è semplicemente tensione per corrente. In regime sinusoidale tensione e corrente sono sfasate, e il loro prodotto oscilla: parte dell’energia viene davvero consumata, parte va e viene tra il generatore e i componenti reattivi senza fare lavoro utile. Distinguere le due parti è fondamentale per dimensionare cavi e trasformatori, per capire la bolletta di un’azienda e per progettare alimentatori. In questa lezione vediamo potenza attiva, reattiva e apparente, il fattore di potenza e il rifasamento.

La potenza istantanea

Con v(t) = \sqrt2 V\cos\omega t e i(t) = \sqrt2 I\cos(\omega t - \varphi), usando la formula di prostaferesi:

    \[ p(t) = v\,i = VI\cos\varphi + VI\cos(2\omega t - \varphi) \]

La potenza istantanea ha un valore medio costante più un termine che oscilla al doppio della frequenza. In un resistore (\varphi = 0) è sempre positiva; in un induttore o condensatore ideale (\varphi = \pm 90°) ha media nulla: l’energia entra quando il campo si carica ed esce quando si scarica.

Potenza attiva, reattiva e apparente

  • Potenza attiva P = VI\cos\varphi, in watt (W): il valore medio, l’energia effettivamente trasformata in calore, lavoro meccanico o luce. È quella che misura il contatore di casa.
  • Potenza reattiva Q = VI\sin\varphi, in volt-ampere reattivi (VAR): l’ampiezza dello scambio di energia con i campi elettrici e magnetici. Positiva per carichi induttivi, negativa per carichi capacitivi.
  • Potenza apparente S = VI, in volt-ampere (VA): il prodotto dei valori efficaci, che dimensiona cavi, trasformatori e generatori, perché sono le correnti a scaldarli, indipendentemente dallo sfasamento.

Le tre grandezze formano il triangolo delle potenze: S^2 = P^2 + Q^2. In forma complessa la potenza complessa è

    \[ \bar S = \bar V\,\bar I^* = P + jQ \]

dove \bar I^* è il coniugato del fasore della corrente. Per un’impedenza \bar Z = R + jX: P = RI^2, Q = XI^2.

Triangolo delle potenze con potenza attiva, reattiva e apparente e l'effetto del rifasamento
Le tre potenze formano un triangolo rettangolo con angolo φ. Un condensatore di rifasamento fornisce una potenza reattiva Q_C che riduce quella richiesta alla rete: a parità di potenza attiva, l’angolo diminuisce a φ′ e la potenza apparente si riduce.

Conservazione (teorema di Boucherot). In un circuito, la somma delle potenze attive assorbite dai carichi è uguale a quella erogata dai generatori, e lo stesso vale separatamente per le potenze reattive. Le potenze apparenti invece non si sommano.

Il fattore di potenza

    \[ \cos\varphi = \frac PS \]

dice quale frazione della potenza apparente è utile. Un resistore ha fattore 1, un motore a induzione a mezzo carico può scendere a 0,5-0,7.

Perché conta. Un motore che assorbe P = 10 kW a 400 V monofase (per semplicità): con \cos\varphi = 1 la corrente è 25 A, con \cos\varphi = 0{,}6 sale a 41,7 A. Le perdite nei cavi, RI^2, crescono di 1/\cos^2\varphi, cioè di 2,8 volte, e cavi e trasformatori vanno dimensionati per la corrente più alta. Per questo i distributori fanno pagare l’energia reattiva alle utenze con fattore di potenza basso: in Italia, per le utenze in media e bassa tensione oltre una certa potenza, sotto 0,95.

Il rifasamento

Un carico induttivo assorbe potenza reattiva positiva. Un condensatore in parallelo ne fornisce di negativa, Q_C = -\omega CV^2, e la rete deve fornire solo la differenza. La potenza attiva non cambia.

Il calcolo

Per portare un carico da \cos\varphi a \cos\varphi' a parità di P, la potenza reattiva deve scendere da P\tan\varphi a P\tan\varphi'. Il condensatore deve fornire

    \[ Q_C = P\,(\tan\varphi - \tan\varphi'),\qquad C = \frac{Q_C}{\omega V^2} \]

Esempio. Un’officina assorbe 20 kW a 230 V, 50 Hz con \cos\varphi = 0{,}7 (\tan\varphi = 1{,}02). Per arrivare a 0,95 (\tan\varphi' = 0{,}329) serve Q_C = 20\,000\cdot(1{,}02 - 0{,}329) = 13{,}8 kVAR, cioè C = \frac{13\,800}{2\pi\cdot 50\cdot 230^2} \approx 830 µF (in un impianto trifase reale si usano batterie di condensatori a 400 V, più piccole). La corrente scende da 124 A a 91,5 A.

Non conviene rifasare fino a 1: il condensatore costerebbe molto di più per un guadagno piccolo, e con un carico variabile si rischierebbe di diventare capacitivi.

Il fattore di potenza degli alimentatori

I carichi elettronici moderni pongono un problema diverso: un alimentatore con raddrizzatore e condensatore assorbe corrente solo a picchi brevi vicino al massimo della tensione. La corrente non è sfasata ma distorta, piena di armoniche, e anche così il fattore di potenza (definito come P/S) è basso, intorno a 0,5-0,6. Un condensatore non serve: si usa un circuito di correzione attiva del fattore di potenza (PFC), un convertitore che costringe la corrente a seguire la forma sinusoidale della tensione. Le norme europee lo rendono obbligatorio per gli apparecchi sopra i 75 W, ed è il motivo per cui gli alimentatori dei computer dichiarano un fattore di potenza di 0,99.

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