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Elettrotecnica

Doppi bipoli, mutua induttanza e trasformatore ideale

Parametri Z, Y, ibridi e di trasmissione, reciprocità, induttori accoppiati con dimostrazione di k ≤ 1, trasformatore ideale e trasporto di impedenza.

Molti componenti e sottocircuiti hanno una porta d’ingresso e una d’uscita: un amplificatore, un filtro, una linea di trasmissione, un trasformatore. Per collegarli tra loro non serve sapere cosa contengono: bastano le relazioni tra tensioni e correnti alle due porte. È il modello del doppio bipolo, che in questa lezione applichiamo anche agli induttori accoppiati e al trasformatore ideale.

Il doppio bipolo

Un doppio bipolo ha due coppie di morsetti, le porte. Per ciascuna porta la corrente che entra da un morsetto esce dall’altro. Le grandezze sono quattro: v_1, i_1 alla porta d’ingresso e v_2, i_2 a quella d’uscita, con le correnti prese entranti in entrambe.

Doppio bipolo con le tensioni e le correnti alle due porte, e trasformatore ideale
A sinistra un doppio bipolo generico: tensione e corrente entrante a ciascuna porta. A destra il trasformatore ideale, con i pallini che indicano i morsetti corrispondenti e il rapporto delle tensioni uguale al rapporto delle spire.

Se il circuito interno è lineare e senza generatori, due delle quattro grandezze sono funzioni lineari delle altre due. Le scelte possibili danno le diverse rappresentazioni.

Le matrici dei parametri

Parametri impedenza (correnti come ingressi):

    \[ \begin{pmatrix} \bar V_1 \\ \bar V_2 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} z_{11} & z_{12} \\ z_{21} & z_{22} \end{pmatrix}\begin{pmatrix} \bar I_1 \\ \bar I_2 \end{pmatrix} \]

Ogni parametro si misura con una porta aperta: z_{11} = \bar V_1/\bar I_1 con \bar I_2 = 0, z_{21} = \bar V_2/\bar I_1 con \bar I_2 = 0, e così via.

Esempio. Una rete a T con R_a sul ramo d’ingresso, R_b su quello d’uscita e R_c verso massa: con l’uscita aperta, z_{11} = R_a + R_c e z_{21} = R_c; per simmetria z_{22} = R_b + R_c e z_{12} = R_c.

Le altre rappresentazioni:

  • ammettenza Y = Z^{-1} (tensioni come ingressi, misure in cortocircuito);
  • ibridi h: \bar V_1 e \bar I_2 in funzione di \bar I_1 e \bar V_2. Sono quelli dei datasheet dei transistor bipolari: h_{fe} è il guadagno di corrente;
  • di trasmissione (ABCD): l’ingresso in funzione dell’uscita. Il loro pregio è che per due doppi bipoli in cascata la matrice complessiva è il prodotto delle due matrici.

Reciprocità. In un circuito fatto solo di resistori, condensatori e induttori (anche accoppiati) vale z_{12} = z_{21}: l’effetto di una corrente alla porta 1 sulla tensione della porta 2 è uguale a quello inverso. Nell’esempio a T lo si vede direttamente. I circuiti con generatori controllati, come i modelli dei transistor, in genere non sono reciproci.

Induttori accoppiati

Due bobine vicine si scambiano flusso: la corrente in una induce tensione nell’altra. Le equazioni sono

    \[ v_1 = L_1\frac{di_1}{dt} + M\frac{di_2}{dt},\qquad v_2 = M\frac{di_1}{dt} + L_2\frac{di_2}{dt} \]

dove M è la mutua induttanza. Il segno dipende dal verso degli avvolgimenti, e sugli schemi è indicato con un pallino: se entrambe le correnti entrano dal morsetto col pallino, i flussi si sommano e M compare col segno più. In regime sinusoidale è un doppio bipolo con z_{11} = j\omega L_1, z_{22} = j\omega L_2, z_{12} = z_{21} = j\omega M.

Teorema. M^2 \le L_1 L_2, cioè il coefficiente di accoppiamento k = M/\sqrt{L_1L_2} è al massimo 1.

Dimostrazione. L’energia immagazzinata nel campo magnetico è

    \[ W = \tfrac12 L_1 i_1^2 + M i_1 i_2 + \tfrac12 L_2 i_2^2 \]

e deve essere non negativa per qualsiasi coppia di correnti, perché un componente passivo non può restituire più energia di quella ricevuta. Con i_2 \ne 0 e x = i_1/i_2, W/i_2^2 = \tfrac12 L_1 x^2 + Mx + \tfrac12 L_2 è un polinomio di secondo grado in x con coefficiente direttore positivo: è non negativo per ogni x solo se il discriminante non è positivo, M^2 - L_1L_2 \le 0. ∎

k = 1 significa che tutto il flusso di una bobina attraversa l’altra; nei trasformatori di potenza con nucleo di ferro si arriva a 0,99, tra due bobine in aria lontane k è prossimo a zero.

Il trasformatore ideale

È il limite di due bobine con accoppiamento perfetto (k = 1), senza perdite e con induttanze grandissime. Avvolte sullo stesso nucleo, con n_1 e n_2 spire, sono attraversate dallo stesso flusso \Phi, e per la legge di Faraday v_1 = n_1\,d\Phi/dt, v_2 = n_2\,d\Phi/dt. Quindi

    \[ \frac{v_2}{v_1} = \frac{n_2}{n_1},\qquad \frac{i_2}{i_1} = -\frac{n_1}{n_2} \]

La seconda relazione viene dal fatto che il trasformatore ideale non assorbe né immagazzina energia: v_1 i_1 + v_2 i_2 = 0. Il segno meno dice che, con le correnti entranti, quando la corrente entra nel primario esce dal secondario.

Trasporto di impedenza. Con un carico \bar Z_L sul secondario, l’impedenza vista dal primario è

    \[ \bar Z_{in} = \frac{\bar V_1}{\bar I_1} = \left(\frac{n_1}{n_2}\right)^2 \bar Z_L \]

perché la tensione si divide per n_2/n_1 e la corrente si moltiplica per lo stesso fattore. È il modo classico di adattare un carico a una sorgente: un altoparlante da 8 Ω, attraverso un trasformatore con rapporto spire 10:1, appare all’amplificatore come 800 Ω.

I trasformatori reali. Il trasformatore vero si modella aggiungendo all’ideale una resistenza per gli avvolgimenti, un’induttanza per il flusso disperso e un ramo per la corrente magnetizzante e le perdite nel ferro. Funziona solo in alternata: con una tensione continua il flusso non varia e non si induce nulla al secondario. È per questo che la rete elettrica è in alternata: i trasformatori alzano la tensione per il trasporto (a 380 kV le correnti, e quindi le perdite RI^2, sono piccole) e la riabbassano per l’uso.

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