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Elettronica Applicata

L’amplificatore operazionale ideale: invertente, non invertente, sommatore

Operazionale ideale e cortocircuito virtuale, amplificatore invertente e non invertente con dimostrazione, inseguitore, sommatore, amplificatore differenziale ed esempio di progetto.

L’amplificatore operazionale è il componente analogico più usato: un amplificatore differenziale con un guadagno enorme che, da solo, è quasi inutilizzabile, ma che con due resistori di retroazione diventa un amplificatore preciso, un sommatore, un filtro, un integratore. Il suo comportamento si calcola con due regole semplicissime. In questa lezione le ricaviamo e le applichiamo alle configurazioni fondamentali.

L’operazionale ideale

Un operazionale ha due ingressi, invertente (−) e non invertente (+), e un’uscita:

    \[ v_{out} = A\,(v_+ - v_-) \]

L’operazionale ideale ha guadagno A infinito, impedenza d’ingresso infinita (non assorbe corrente dagli ingressi), impedenza d’uscita nulla e banda infinita. Quelli reali ci vanno vicino: A tra 10^5 e 10^7, correnti d’ingresso di nanoampere o picoampere.

Il cortocircuito virtuale

Le due regole. Se l’operazionale è collegato con una retroazione negativa (una parte dell’uscita torna sull’ingresso invertente) e non è saturato:

  1. le correnti negli ingressi sono nulle;
  2. v_+ = v_-: tra i due ingressi c’è un cortocircuito virtuale.

Perché. La prima è la definizione dell’impedenza d’ingresso infinita. Per la seconda: l’uscita è finita (limitata dall’alimentazione), quindi v_+ - v_- = v_{out}/A tende a zero per A \to \infty. La retroazione negativa è quella che regola l’uscita esattamente al valore che rende nulla la differenza: se v_- supera v_+, l’uscita scende e riporta v_- giù. Senza retroazione negativa la regola non vale: l’uscita va a uno dei due estremi (è il funzionamento da comparatore).

Amplificatore invertente e non invertente con i loro guadagni
A sinistra la configurazione invertente: il segnale entra attraverso R1 nell’ingresso invertente, R2 riporta l’uscita sullo stesso ingresso, l’ingresso non invertente è a massa; il guadagno è −R2/R1. A destra la configurazione non invertente: il segnale entra nell’ingresso non invertente, l’uscita torna su quello invertente attraverso il partitore R2-R1; il guadagno è 1 + R2/R1.

L’amplificatore invertente

Teorema. \dfrac{v_{out}}{v_{in}} = -\dfrac{R_2}{R_1}, e l’impedenza d’ingresso è R_1.

Dimostrazione. L’ingresso non invertente è a massa, quindi per il cortocircuito virtuale v_- = 0 (si parla di massa virtuale). La corrente in R_1 è v_{in}/R_1; non potendo entrare nell’operazionale, prosegue tutta in R_2: v_{in}/R_1 = (0 - v_{out})/R_2. Da qui il guadagno. Il generatore d’ingresso vede R_1 verso un punto a potenziale zero, quindi l’impedenza d’ingresso è R_1. ∎

Il guadagno dipende solo dal rapporto di due resistori, non dall’operazionale: con resistori all’1% il guadagno è preciso all’1%-2%, qualunque sia il valore di A e la sua deriva con la temperatura.

L’amplificatore non invertente

Teorema. \dfrac{v_{out}}{v_{in}} = 1 + \dfrac{R_2}{R_1}, con impedenza d’ingresso (idealmente) infinita.

Dimostrazione. Per il cortocircuito virtuale v_- = v_{in}. L’ingresso invertente è collegato all’uscita attraverso il partitore R_2–R_1: v_- = v_{out}\,R_1/(R_1 + R_2). Uguagliando si ottiene il guadagno. Il segnale entra direttamente nell’ingresso, che non assorbe corrente. ∎

L’inseguitore di tensione. Con R_2 = 0 (uscita collegata direttamente all’ingresso invertente) e R_1 assente, il guadagno è 1. Sembra inutile, ma è preziosissimo: copia la tensione di una sorgente che non può fornire corrente (un sensore, un partitore ad alta impedenza) su un carico qualsiasi. È un buffer.

Sommatore e amplificatore differenziale

Sommatore invertente. Più ingressi, ciascuno con il suo resistore R_k, sullo stesso nodo a massa virtuale: le correnti si sommano in R_f, e

    \[ v_{out} = -R_f\left(\frac{v_1}{R_1} + \frac{v_2}{R_2} + \dots\right) \]

Con resistori uguali è una somma, con pesi diversi una somma pesata: è il principio dei mixer audio e dei convertitori digitale-analogico.

Amplificatore differenziale. Con quattro resistori (R_1 e R_2 sull’ingresso invertente come nell’invertente, e un partitore R_1–R_2 sull’ingresso non invertente), per sovrapposizione degli effetti

    \[ v_{out} = \frac{R_2}{R_1}\,(v_2 - v_1) \]

Amplifica la differenza tra due tensioni e ignora quello che hanno in comune. È la base della misura con sensori a ponte e degli amplificatori da strumentazione, che vedremo nella lezione sui circuiti lineari.

Esempio. Un sensore produce 0-100 mV e il convertitore analogico-digitale accetta 0-3,3 V. Serve un guadagno di 33: un non invertente con R_1 = 1 kΩ e R_2 = 32 kΩ, oppure, con valori normalizzati, R_2 = 33 kΩ (guadagno 34, fondo scala a 3,4 V, leggermente oltre: si sceglie 31,6 kΩ della serie all’1%).

I limiti

Le due regole sono approssimazioni eccellenti finché: il guadagno richiesto è molto minore di A alla frequenza di lavoro, l’uscita resta dentro le alimentazioni e la corrente richiesta all’uscita è entro i limiti del componente. La prossima lezione dice cosa succede quando queste condizioni vengono meno.

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